Crisi di Hormuz: fino a 137 milioni di euro per l’agricoltura italiana

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento per offrire un sostegno finanziario ai 27 Stati membri. Questi fondi saranno destinati ad aiuti d’emergenza per gli agricoltori, duramente colpiti dal rincaro di energia e fertilizzanti causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, a sua volta conseguenza del conflitto in Medio Oriente.
In tutto sono stati mobilitati 540 milioni di euro, di cui 240 come residuo dei fondi disponibili alla riserva di crisi per l’anno 2026 e 300 milioni di euro sotto forma di stanziamento supplementare. L’importo così determinato è stato suddiviso tra i 27 Paesi membri dell’Unione europea tenendo conto dello stanziamento assegnato nell’ambito del regime dei pagamenti diretti della Pac (allegato n. 5 del regolamento 2021/2115) e considerando anche l’effettivo costo sostenuto dagli agricoltori per l’acquisto di mezzi tecnici come fertilizzanti, energia e carburanti.
Quest’ultimo indicatore è stato determinato sulla base della spesa media nazionale.

I fondi per l’Italia e le misure straordinarie

L’Italia ha a disposizione un montante di 45,6 milioni di euro che può essere integrato con fondi pubblici nazionali fino a un massimo del 200%, potendo così arrivare a un importo complessivo di circa 137 milioni di euro, da utilizzare in modo rapido per erogare contributi a favore degli agricoltori colpiti dall’incremento dei costi dei fattori della produzione menzionati.
È opportuno ricordare come la Commissione europea abbia di recente proposto due regimi di sostegno di emergenza ed eccezionali. Oltre all’attivazione della riserva di crisi, oggetto del presente articolo, il 12 giugno scorso è stata presentata una proposta di regolamento in attesa solo di essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, dove sono contenute alcune modifiche al regolamento di base della Pac.
Tale testo contiene due misure di interesse immediato per gli agricoltori: la possibilità di anticipare l’erogazione della Pac 2026 prima del 16 ottobre e l’istituzione di una nuova misura nell’ambito della politica di sviluppo rurale 2023-2027, con la possibilità di utilizzare una parte dei fondi disponibili per erogare pagamenti di crisi a favore degli agricoltori.
Spetta ora alle Autorità nazionali decidere se utilizzare entrambi i regimi di aiuti oppure limitarsi all’attivazione della sola riserva di crisi, dato che quest’ultima assicura risorse supplementari di Bruxelles a favore dei Paesi membri.
Il Masaf sta valutando entrambi i dossier con i portatori di interesse; le decisioni finali eviteranno sovracompensazioni in caso di attivazione simultanea dei due strumenti.

I requisiti e le scadenze della riserva di crisi

Tornando alla riserva di crisi, il regime di aiuto deve avere le seguenti caratteristiche:

  • il sostegno pubblico deve essere indirizzato a favore degli agricoltori maggiormente colpiti dall’aumento dei prezzi dei fertilizzanti, dell’energia e dei carburanti, tenendo conto delle perdite economiche e delle caratteristiche dei diversi settori produttivi;
  • i contributi erogati devono essere calcolati utilizzando criteri oggettivi e non discriminatori e tali da non provocare fenomeni di distorsione della concorrenza;
  • è possibile anche individuare come beneficiari operatori diversi dagli agricoltori, a condizione però che i benefici economici siano trasferiti integralmente a questi ultimi;
  • le erogazioni a favore dei beneficiari devono essere eseguite entro il 28 febbraio 2027. Nel caso lo Stato membro decidesse di cofinanziare l’intervento, le relative risorse stanziate devono essere erogate entro il 31 marzo 2027;
  • entro il 30 settembre 2026 le Autorità nazionali devono notificare all’Unione europea i dettagli e i criteri delle misure attivate, presentando poi il rendiconto dei risultati entro il 31 luglio 2027.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 20/2026
Crisi di Hormuz: fino a 137 milioni di euro per l’agricoltura italiana
di E. Comegna
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