La stabilità produttiva dell’olivo passa dalla potatura mirata

potatura olivo

La potatura dell’olivo interviene sullo sviluppo naturale della pianta per costruirne l’architettura, regolare i rapporti tra crescita vegetativa e produzione e per migliorare l’intercettazione luminosa, incidendo così sulla produttività e sulla stabilità dell’oliveto.

Calibrare gli interventi pianta per pianta

La ricerca recente ha confermato che un approccio generalizzato, non basato sul reale vigore della pianta, porta spesso a errori importanti. Alcuni lavori basati su rilievi in campo e su telerilevamento mostrano come gli oliveti possiedano una variabilità interna molto marcata e come gli interventi debbano essere calibrati pianta per pianta.

Sbagli comuni

Gli errori più ricorrenti riguardano l’entità della massa vegetale asportata, l’epoca dell’intervento, la modalità di esecuzione dei tagli e la mancata disinfezione degli strumenti. Ognuno di questi errori determina conseguenze significative sulla fisiologia e sulla potenzialità produttiva dell’olivo.

Per quanto riguarda l’entità della potatura, è stata proposta una distinzione in tre livelli:

  • severa con asportazione del 75% della chioma;
  • moderata con asportazione del 50%;
  • leggera con asportazione del 25%.

Una potatura drastica implica l’eliminazione di una parte consistente dei siti di accumulo dei carboidrati e di organi fotosintetici attivi, con un impatto rilevante sulla fisiologia della pianta.

Salute e densità della vegetazione

Le piante sottoposte a tagli severi tendono a mostrare valori elevati di azoto nelle foglie, sintomo di una maggiore vigoria vegetativa, ma anche di una predisposizione più marcata agli attacchi parassitari.

errori potatura

Nelle piante non potate si tende però a verificare un’accentuazione del fenomeno dell’alternanza produttiva, con annate di forte carica seguite da annate di forte scarica.

Quando potare…

In genere la potatura si colloca tra l’inverno e l’inizio della primavera, tenendo conto delle condizioni climatiche. In aree soggette a gelate è opportuno intervenire più tardi, verso la fine dell’inverno, per evitare che il freddo ostacoli la cicatrizzazione dei tagli.

… e quanto intervenire

Un altro errore frequente riguarda la riduzione eccessiva della chioma, fino a rendere la pianta «acefala». La rimozione drastica della parte apicale e l’apertura eccessiva della chioma espongono le branche principali ai raggi solari estivi con conseguenti necrosi corticali, rigonfiamenti, crepe e possibili vie di ingresso per patogeni lignicoli.

Gestione del taglio e degli attrezzi

È importante lasciare un breve moncone (almeno 2-3 cm) per evitare di incidere fino al cambio e consentire alla pianta di avviare correttamente i processi di cicatrizzazione. Il mancato rispetto di questa accortezza porta spesso alla formazione di ferite ampie, difficili da rimarginare e suscettibili all’ingresso di patogeni.
È essenziale disinfettare gli strumenti tra una pianta e l’altra e, nella fase successiva alla potatura, impiegare trattamenti rameici o prodotti naturali come la zeolite.

Un atto di equilibrio

Alla luce delle conoscenze scientifiche più recenti, emerge con chiarezza che l’olivo risponde alla potatura secondo modelli biochimici e strutturali complessi. A determinare l’esito dell’intervento è il bilancio tra riserve, capacità fotosintetica, struttura della chioma e condizioni ambientali.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 4/2025
La stabilità produttiva dell’olivo passa dalla potatura mirata
di T. Vatrano
Per leggere l’articolo completo abbonati a L’Informatore Agrario