Nel Nord-Ovest della Sardegna, a pochi km dal centro di Alghero, si estende un paesaggio olivetato che racconta due strategie distinte, ma anche sinergiche, mirate a un obiettivo unico: produrre olio extravergine di oliva di alta qualità.

Stiamo parlando della Domenico Manca spa, azienda produttrice del celebre marchio Olio San Giuliano, una realtà storica nella quale convivono, da un lato, gli oliveti storici piantati dal nonno e dal padre dell’attuale titolare Pasquale Manca e, dall’altro, impianti a parete, modelli colturali decisamente più intensivi e orientati alla razionalizzazione produttiva.
Oggi l’azienda agricola di proprietà della famiglia Manca si estende su 500 ha complessivi, di cui 300 olivetati.
La ripartizione tra i diversi sistemi di coltivazione riflette con chiarezza la strategia aziendale: gli oliveti tradizionali, quelli che portano ancora il segno delle generazioni precedenti, rappresentano il 30% della superficie coltivata, gli impianti intensivi coprono il 25%, mentre la quota maggioritaria, pari al 45%, è destinata agli oliveti a parete continua, il cosiddetto sistema superintensivo.
Un’espansione ulteriore è già in programma, con investimenti che puntano a raggiungere i 700 ha di superficie olivetata nei prossimi anni.
«Le varietà che coltiviamo rispondono a questa impostazione colturale ‒ dice a L’Informatore Agrario Pasquale Manca ‒ da un lato le cultivar autoctone e nazionali come la Bosana, la Semidana e la Coratina, espressione del territorio sardo e del patrimonio olivicolo italiano, dall’altro cultivar internazionali ad alta adattabilità alle operazioni meccaniche come Arbequina, Arbosana e Koroneiki, particolarmente vocate per gli impianti a parete continua».
Un problema di sistema
La scelta aziendale di investire nell’olivicoltura «moderna» nasce da una lucida analisi dello stato del comparto olivicolo nazionale.
«In Italia siamo fortemente deficitari in termini di materia prima ‒ spiega Manca ‒ ed è necessario ripristinare al più presto una quota nazionale che possa permettere al comparto di presidiare i mercati in qualità di produttori e non di meri confezionatori». Un posizionamento da semplici imbottigliatori, avverte l’imprenditore, sarebbe nel medio-lungo periodo «molto debole e difficilmente difendibile rispetto agli agguerriti produttori di altri Paesi».
Di fronte a questo scenario, continuare a impiantare nuovi oliveti secondo metodiche tradizionali non è semplicemente anacronistico: è economicamente insostenibile. Le nuove forme di allevamento e le tecnologie moderne di lavorazione e raccolta, al contrario, consentono di «ottenere prodotti di assoluta eccellenza garantendo dei margini congrui che permettano di stare sul mercato e fare nuovi investimenti».
Vantaggi agronomici
Dal punto di vista strettamente agronomico, i risultati ottenuti negli oliveti superintensivi della Domenico Manca spa confermano le aspettative. La produzione per ettaro è sensibilmente superiore rispetto agli impianti tradizionali e la produttività delle risorse impiegate ‒ in termini di manodopera, tempo e mezzi ‒ risulta nettamente più favorevole, grazie alle ridotte tempistiche di intervento durante l’anno e alla rapidità delle operazioni di raccolta meccanizzata.
Quest’ultimo elemento, in particolare, ha un impatto diretto sulla qualità del prodotto finito.
«La velocità con cui le olive vengono raccolte e conferite al frantoio, con la possibilità di effettuare più conferimenti nella stessa giornata ‒ continua Manca ‒ garantisce una freschezza della materia prima che si traduce in un sensibile incremento della qualità chimico-fisica e organolettica dell’olio».
Gestire bene un oliveto a parete, tuttavia, non è un’attività che procede in automatico. «La gestione dell’oliveto in chiave moderna richiede un approccio professionale. Gli errori e/o la scarsa dedizione possono essere deleteri», sottolinea Manca. Un monito che riflette la complessità di questi sistemi, dove la densità elevata degli impianti e la meccanizzazione spinta richiedono competenze specifiche e un monitoraggio costante.
Siccità e suolo
Il contesto pedoclimatico della Sardegna Nord-occidentale presenta sfide specifiche che non possono essere ignorate.
Il 2025 è stato un anno particolarmente difficile: una stagione irrigua segnata da siccità intensa ha causato sofferenza alle piante e, in alcuni lotti, una cascola precoce in fase di fioritura, con conseguenti perdite produttive.
Per fronteggiare queste criticità, l’azienda adotta un approccio tecnico preciso, fondato sull’irrigazione a microportata con ala gocciolante autocompensante. Questo sistema consente di localizzare i volumi idrici direttamente alla zona radicale, minimizzando le perdite per evapotraspirazione.
La fertirrigazione integrata permette inoltre di distribuire i nutrienti in maniera puntiforme, migliorando l’efficienza d’uso e riducendo l’impatto ambientale. «Così operando riusciamo a gestire gli oliveti a parete con 1.500-1.800 m³/ha», precisa Manca, una dotazione idrica decisamente contenuta in ambiti di olivicoltura intensiva.
A supporto delle scelte tecniche e agronomiche, l’azienda si avvale di agronomi specializzati, una figura professionale che Manca ritiene fondamentale e che, a suo avviso, le imprese agricole professionali dovrebbero non solo assumere ma attivamente contribuire a formare.
Il nodo della manodopera
Tra i vantaggi concreti dell’olivicoltura moderna, quello che Manca definisce con maggiore enfasi non è soltanto di convenienza economica, ma strutturale: «Esiste ormai un conclamato gap tra domanda e offerta di lavoro che deve far riflettere su come si potranno condurre nei prossimi anni gli oliveti tradizionali ‒ afferma l’imprenditore ‒ visto il fortissimo deficit di manodopera disponibile».
In questo senso, la meccanizzazione spinta degli impianti superintensivi non è solo una leva di efficienza, ma una risposta obbligata a una trasformazione demografica e sociale che il settore agricolo non può ignorare.
Gli investimenti iniziali ‒ più impegnativi rispetto a un impianto tradizionale per via degli impianti irrigui, dei macchinari e del monitoraggio continuativo ‒ vanno di conseguenza considerati alla luce di questa prospettiva.
Il futuro nel territorio
La traiettoria di sviluppo della Domenico Manca è delineata con chiarezza. L’espansione degli oliveti superintensivi proseguirà, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere i 700 ettari di superficie olivetata.
Ma dietro i numeri c’è una filosofia aziendale che Manca esprime con parole nette: «La narrazione si deve basare su radici solide e concrete e vogliamo essere coerenti con essa in un patto di estrema trasparenza con chi ci sceglie già e chi lo farà in futuro, perché il nostro marchio sarà sempre più legato all’Italia e al suo meraviglioso territorio».
La scelta imprenditoriale della famiglia Manca ha il merito della coerenza: ogni ettaro di oliveto impiantato è, oltre a una visione aziendale, la volontà di mantenere una promessa nei confronti del territorio.
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