Gestione degli effluenti: il monitoraggio integrato testato in tre aziende da latte

Le best practices per la gestione degli effluenti zootecnici sono state oggetto di numerosi progetti di ricerca, che ne hanno dimostrato l’efficacia e la possibilità di applicazione in condizioni operative reali. Tuttavia, nella pratica aziendale, tali soluzioni risultano spesso adottate solo parzialmente e raramente in modo sistematico e integrato lungo l’intera filiera di gestione degli effluenti.

In questo contesto, il monitoraggio continuo e strutturato assume un ruolo strategico per migliorare l’efficienza d’uso dei nutrienti, ridurre le perdite di azoto e fosforo verso le acque superficiali e profonde e contenere le emissioni di ammoniaca e gas climalteranti, contribuendo agli obiettivi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. L’impiego di strumenti di monitoraggio, indicatori di performance e soluzioni tecnologiche innovative consente infatti di supportare decisioni più consapevoli, sia a livello aziendale sia territoriale, favorendo pratiche di spandimento più mirate e coerenti con le caratteristiche dei suoli e delle colture.

È su queste basi che si inserisce il progetto avviato nel 2023 e in conclusione nel 2026, frutto di un accordo di collaborazione scientifica tra Ersaf e Università degli Studi di Milano, con il finanziamento della Direzione generale Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste di Regione Lombardia. L’obiettivo è analizzare approcci, metodologie e strumenti per il monitoraggio della gestione degli effluenti, valutandone il contributo al miglioramento dell’efficienza complessiva dei sistemi agricoli e alla riduzione delle pressioni ambientali. I risultati sono destinati a fornire indicazioni utili all’orientamento delle politiche pubbliche e delle strategie operative, rafforzando il ruolo del monitoraggio come leva chiave per una zootecnia più sostenibile e innovativa.

Le tre aziende monitorate

Lo studio è stato condotto in tre aziende da latte a indirizzo cerealicolo-zootecnico, rappresentative di differenti contesti produttivi e territoriali.

L’azienda Bozzoni di Persico Dosimo (CR), con 180 vacche in lattazione e 105 ettari di Sau in zona non vulnerabile, si caratterizza per fondi accorpati e per l’utilizzo di un sistema ombelicale di distribuzione del liquame su quasi tutta la superficie. La semplicità logistica favorisce una gestione efficiente sia dell’irrigazione sia dello spandimento.

L’azienda Barbeno di Treviglio (BG), con 100 vacche e 70 ettari di Sau interamente in zona vulnerabile, presenta invece una frammentazione fondiaria che rende più complessa la gestione irrigua e degli effluenti, nonostante una dotazione strutturale adeguata.

Infine, l’azienda Fusi di Calcinato (BS), con 110 vacche e un impianto di biogas da 49 kW alimentato a liquame, rappresenta un esempio di integrazione tra gestione degli effluenti e produzione energetica. La distribuzione del digestato avviene tramite tecniche a ridotto impatto emissivo, in un contesto territoriale parzialmente ricadente in zona vulnerabile, con appezzamenti sia accorpati sia delocalizzati.