Più efficienza e sostenibilità nei cereali con le mappe di stabilità delle rese

Le produzioni cerealicole della Pianura Padana sono fortemente dipendenti dalla fertilizzazione azotata, ma la risposta delle colture varia fortemente all’interno degli appezzamenti e nel tempo. La gestione tradizionale a dose uniforme porta a sovradosaggi in alcune aree e a sottodosaggi in altre, con un impatto diretto sui margini economici e sugli obiettivi ambientali fissati dall’Unione europea.

Un nuovo approccio di agricoltura di precisione, proposto dalla ricerca d’Oltreoceano, prevede di superare questa criticità attraverso l’uso delle mappe di stabilità della resa. Integrando serie storiche di mappe di resa o dati satellitari con informazioni aziendali di concimazione, è possibile suddividere ogni campo in tre categorie: zone a resa stabile alta, zone a resa stabile bassa e zone instabili.

 

 

Questa classificazione consente di adattare in modo mirato la distribuzione dell’azoto:

  • nelle zone a resa stabile alta è possibile mantenere o, se economicamente conveniente, incrementare leggermente le dosi, concentrando qui le tecniche più avanzate (frazionamento, nitrati in copertura, sensori per azoto in post-emergenza), con l’obiettivo di massimizzare la resa per unità di superficie;
  • nelle zone a resa stabile bassa è possibile ridurre sistematicamente la dose di azoto al livello giustificato dalla resa storica, valutando interventi strutturali (sistemazioni idraulico agrarie, sovescio, ammendanti organici) o la conversione a usi non produttivi (fasce tampone, inerbimenti permanenti, miscugli nettariferi) nei casi più critici, dove facilmente si può di­mostrare che si lavora in perdita;
  • nelle zone a resa instabile è possibile adottare un approccio prudente, con una dose di base moderata e possibilità di integrazione in copertura in funzione dell’andamento climatico e degli indici vegetativi.

Le esperienze maturate negli Stati Uniti mostrano che una semplice ricalibrazione delle dosi può generare risparmi significativi di fertilizzanti, fino a 80-100 euro/ha, oltre a ridurre le emissioni di protossido di azoto e l’impatto ambientale.

 

 

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n.16/2026
Più efficienza e sostenibilità con le mappe di stabilità delle rese
di Giampaolo Oliviero e Bruno Basso
Per leggere l’articolo completo abbonati a L’Informatore Agrario