Scontro Coldiretti-Confcooperative sulla Cun grano duro

Il raccolto 2026 del grano duro in Sicilia si apre sotto il segno di una durissima battaglia sindacale e politica.
Al centro della tempesta c’è la denuncia di Coldiretti contro le speculazioni che stanno spingendo il prezzo del cereale a soli 19 euro/q, una quotazione definita un insulto per i produttori poiché ampiamente al di sotto dei costi di produzione.
In occasione dell “blitz” tenutosi lo scorso 10 giugno davanti alle Prefetture di Roma, Bari, Bologna, Napoli, Palermo, Firenze, Cagliari, Pescara, Cosenza, Ancona, Perugia, Campobasso e Potenza, l’associazione ha puntato il dito contro quegli intermediari accusati di voler deprezzare il prodotto nazionale e di ricorrere a triangolazioni fittizie per nazionalizzare il grano importato dall’estero.
Per arginare questa deriva, Coldiretti chiede un intervento immediato del Governo: controlli a tappeto lungo la filiera tramite la Legge Caselli contro l’agropirateria, lo stop alle importazioni di grano trattato con glifosate in nome del principio di reciprocità e lo sblocco di 40 milioni di euro per i contratti di filiera.

La polemica con Confcooperative

La tensione è esplosa sul funzionamento della Commissione Unica Nazionale del grano duro. Coldiretti ha accusato direttamente Confcooperative Agroalimentare e Pesca di aver proposto, tramite un proprio commissario in presunto conflitto di interessi, ribassi dei prezzi persino superiori a quelli richiesti dalla parte industriale.
La replica di Confcooperative non si è fatta attendere. Il presidente Raffaele Drei ha respinto ogni addebito, definendo le accuse infondate e sottolineando che l’organizzazione opera solo nell’interesse dei soci. Secondo Drei, le quotazioni della CUN riflettono dinamiche globali di domanda e offerta e non possono essere influenzate dai singoli commissari.
Immediata e ancora più dura la controrisposta di Coldiretti, che ha annunciato di aver scritto al Ministro Lollobrigida. L’associazione sostiene di avere verbali e testimonianze che provano l’atteggiamento penalizzante del commissario di Confcooperative, accusando i vertici della cooperazione di ipocrisia e di difendere l’indifendibile a danno del reddito degli agricoltori italiani.