Problemi di germogliamento su vite al Centro-Nord

germogliamento

Nella primavera in corso in alcune aree viticole del centro nord della Penisola si è assistito a un germogliamento non ottimale, caratterizzato dalla presenza di gemme cieche e dalla disformità di sviluppo dei germogli, sia tra le piante e anche nell’ambito della medesima pianta. Il fenomeno risulta più dannoso per le piante in allevamento, dato che può compromettere l’ottenimento della struttura definitiva della pianta, procrastinandone il completamento all’anno successivo e l’entrata in produzione.

Le piante più colpite risultano essere quelle più giovani in quanto caratterizzate da una scarsa disponibilità di sostanze di riserva e maggiormente esposte a condizioni di stress.

Si tratta di una problematica di ordine fisiologico alla base della quale ci sono cause riconducibili all’andamento climatico, al livello produttivo e allo stato fitosanitario registrati nel corso dell’annata 2018, che possono aver agito singolarmente oppure in sinergia.

Andamento climatico

L’andamento climatico della scorsa annata, contraddistinto da temperature tendenzialmente miti nei mesi successivi alla vendemmia, ha indotto le viti a vegetare fino ad autunno inoltrato, a scapito del processo di lignificazione e della traslocazione delle sostanze di riserva a livello dell’apparato radicale, rendendole più esposte alle basse temperature invernali e con meno energia a disposizione per il successivo germogliamento. A ciò si deve aggiungere che le prime gelate, pur essendo scese solo di pochi gradi sotto allo zero, si sono verificate quando le viti non erano ancora entrate in fase di riposo, determinando il danneggiamento delle strutture deputate al trasporto linfatico e perdita di vitalità dei tralci. Negli impianti in fase di allevamento è per questo motivo che le piante meno sviluppate, che per prime sono entrate in riposo vegetativo e che hanno lignificato meglio, presentano un germogliamento migliore rispetto a quelle più sviluppate e più vigorose nell’annata precedente. Infine va ricordato lo stato siccitoso che ha caratterizzato il primo periodo dell’anno e in particolare il mese di marzo: la scarsa disponibilità idrica ha impedito la piena mobilitazione delle sostanze di riserva contribuendo ad accentuare i fenomeni descritti (in questo contesto si ricorda che su suoli leggeri un intervento irriguo in pre-germogliamento può ritenersi corretto).

Produttività

L’elevato carico di uva, che ha caratterizzato nel corso del 2018 molti vigneti in produzione, ha rappresentato una condizione di forte stress per le viti, dato che il processo di maturazione è stato portato avanti a scapito della lignificazione e dell’accumulo di sostanze di riserva, con ripercussioni negative sulla resistenza al freddo invernale e sulla qualità del germogliamento. L’elevata produzione, associata a terreni pesanti e freddi, è alla base anche degli ingiallimenti che interessano alcuni impianti viticoli. A questo proposito si sottolinea ancora una volta l’importanza della concimazione azotata post-vendemmia; questa pratica diventa fondamentale proprio per gli impianti giovani in eccesso produttivo, ma andrebbe comunque estesa come intervento di prassi in tutte le situazioni in cui la vite rischia, per cause diverse, di non accumulare sufficienti sostanze di riserva, necessarie alle prime fasi vegetative della primavera successiva.

Peronospora

Favorita dal clima umido e mite dell’autunno, la malattia ha determinato nei casi più gravi una defogliazione pressoché completa e forzatamente anticipata rispetto alla fisiologica entrata in riposo delle piante. Ciò ha impedito, sia nelle viti in allevamento  sia in quelle adulte, la traslocazione completa delle sostanze di riserva contenute nelle foglie e interferito col processo di lignificazione, ripercuotendosi poi sul germogliamento.

Se le criticità relative al germogliamento vanno principalmente ascritte al cambio climatico, che si esprime anche con una forte variabilità intra e inter annuale, a maggior ragione la progettazione e la conduzione del vigneto devono basarsi su precise conoscenze fisiologiche in grado di limitarne, per quanto possibile, gli effetti negativi.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 19/2019
Problemi di germogliamento su vite al Centro-Nord
di R. Castaldi, D. Tomasi
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