Nuovo allarme per il riso italiano

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Si apre un nuovo dossier per la risicoltura europea.

Se un problema, quello delle importazioni di risi lavorati a dazio zero dai Paesi meno avanzati, è stato temporaneamente risolto per la varietà Indica, grazie alla clausola di salvaguardia che ha reintrodotto le tariffe doganali dell’Ue, per il riso Japonica, di gran lunga più rilevante nel panorama produttivo europeo, si apre un’altra questione, addirittura potenzialmente più grave.

Si tratta ancora di una forma di concorrenza distorta a danno dei produttori comunitari, indotta da un regime preferenziale che consente ai Pma di esportare, senza l’aggravio di tasse doganali, risi semilavorati e lavorati a prezzi competitivi.

I dati (fonte Eurostat) dicono che dall’inizio della campagna fino al 30 aprile scorso sono state importate circa 34.000 tonnellate di risi Japonica birmani, un livello più che doppio rispetto a quello di un anno fa (15.370 tonnellate) e superiore al volume registrato nell’intera annata trascorsa (27.332).

In altre parole – scrive l’Ente risi – l’emergenza Indica, finalmente tamponata dalla clausola di salvaguardia, si ripropone adesso per le varietà da risotto provenienti dal Myanmar.

Insomma, se la clausola di salvaguardia ha funzionato, riducendo drasticamente gli arrivi di risi della varietà Indica (dal Myanmar l’import è sceso sotto le 1.000 tonnellate ad aprile), è altrettanto evidente che è in atto un tentativo da parte degli operatori birmani di non perdere quote di mercato nell’Ue, con una chiara virata sui risi Japonica.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 23/2019
Nuovo allarme per il riso italiano
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