Carciofo: la fertilizzazione non si improvvisa

I professionisti del carciofo sanno bene che utilizzare piante micropropagate, ottenute cioè con un processo simile a quello della talea, mantiene tutte le caratteristiche qualitative e sanitarie della pianta madre, tanto che ormai da tredici anni nella Piana del Sele esiste una realtà dedicata proprio a questa attività.

Luigi Cavaliere
Luigi Cavaliere

Il «Consorzio Meristema Piana del Sele» nasce infatti nel 2006 a Eboli (Salerno) con un operatore e un piccolo laboratorio e nell’arco di due anni arriva a produrre 500.000 unità.
I risultati ottenuti in pieno campo hanno invogliato anche i produttori più scettici a sperimentare questa tecnica e negli anni successivi il Consorzio ha implementato il proprio lavoro costituendo anche una società agricola controllata per poter fornire anche i produttori non associati.

«Oggi Il Consorzio Meristema produce circa 1.000.000 di piantine l’anno per i produttori associati e tramite un’ulteriore struttura, “Progetto Meristema“, un altro milione e mezzo per le aziende agricole che le richiedono» racconta Luigi Cavaliere, cofondatore e presidente del Consorzio. «Siamo leader a livello nazionale per le piantine da meristema, praticamente le nostre strutture forniscono 2,5 milioni di piantine per tutti gli areali più vocati a questa coltivazione, Sardegna, Sicilia, Puglia, ecc.».

Attenzione alla qualità dei fertilizzanti

Sono numeri importanti quelli raccontati da Cavaliere, che sa bene quanto le colture orticole ad alto valore aggiunto, una volta in campo, debbano essere nutrite con grande attenzione. «Da 30 anni, tramite la società Spazio Verde di cui sono titolare, forniamo tutti i mezzi tecnici per la difesa e la nutrizione alle aziende della Piana del Sele – continua Cavaliere – e siamo esclusivamente orientati a prodotti di alta qualità, che rispondono in modo efficace alle richieste dei nostri clienti.

Per i concimi ternari, ad esempio, esigiamo esclusivamente prodotti dove il potassio è tassativamente da solfato e lo facciamo perché le orticole sono particolarmente sensibili ai cloruri, elevata salinità o eccessiva presenza di cloruri nel terreno possono infatti determinare un ridotto sviluppo o una stentata crescita della pianta.
I terreni della Piana del Sele sono tendenzialmente alcalini (generalmente con pH da 7,5 a 8), di medio impasto tendenti all’argilloso e abbiamo risultati eccellenti con i fertilizzanti dove il potassio è da solfato».

Il paradosso del cloro

Sul mercato si trovano però diversi prodotti che vengono commercializzati descrivendoli come «in parte da solfato e in parte da cloruro» ed è difficile, se non impossibile, sapere quanto del potassio in formula è da solfato; per la legge, infatti, un prodotto che contiene più del 2% di cloro non può fregiarsi di essere BTC (a basso tenore di cloro) e raramente riporta in etichetta il reale tenore di cloro, lasciando questo dato alla libera divulgazione verbale senza poterlo certificare.

Questi prodotti sono disponibili sul mercato a prezzi differenti da quelli BTC e ciò può dipendere dalle materie prime utilizzate, che sono certamente, da un punto di vista della natura del potassio, al di sotto degli standard qualitativi di un potassio interamente da solfato.

Il consiglio di fertilizzazione di Luigi Cavaliere è molto chiaro: «Nei nostri terreni è importante una concimazione organica di fondo con ammendanti o altri prodotti certificati per intervenire subito dopo con ternari di alta qualità o prontamente assimilabili o, in base alle esigenze dell’agricoltore, con inibitori della nitrificazione.

Per quanto riguarda il carciofo, nello specifico, è importante intervenire in pre-trapianto con ternari (12-12-17 a 4-5 q/ha), per poi passare ad una concimazione localizzata con NP (2 q/ha) con elevato tenore di fosforo per dare alle piantine l’effetto starter. Durante la fase produttiva la carciofaia necessita di molto azoto, quindi interveniamo, anche in fertirrigazione, con prodotti ad alto titolo che contengono anche zolfo. Anche per il carciofo raccomando potassio da solfato».

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 47/2019
Carciofo: la fertilizzazione non si improvvisa
Di L. Andreotti
L’articolo completo è disponibile per gli abbonati anche su Rivista Digitale