Agrofarmaci: la reciprocità costa

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L’applicazione del principio di «reciprocità» agli standard di produzione di alimenti e mangimi, attraverso limiti più severi sui residui di agrofarmaci, avrebbe effetti significativi sugli scambi commerciali.

Il rapporto del Ccr

A dirlo un report pubblicato l’11 agosto scorso dal Centro comune di ricerca (Ccr) della Commissione europea, che valuta l’impatto potenziale del divieto di importare prodotti contenenti residui di agrofarmaci non autorizzati nell’UE.
L’analisi, basata su tre scenari, mostra infatti che le restrizioni all’import favorirebbero solo marginalmente l’aumento della produzione interna, con l’eccezione degli agrumi, mentre l’impatto maggiore riguarderebbe prezzi e flussi commerciali.

I 3 scenari ipotizzati

Scenario più estremo

Se i Paesi terzi non si adeguassero alle nuove regole UE, le importazioni agricole calerebbero del 41%, con forti riduzioni per agrumi (−92%) e soia (−90%). I benefici per la produzione europea sarebbero limitati (+1,1%), mentre l’aumento dei costi dei mangimi ridurrebbe la produzione di carne suina (−5,8%) e pollame (−5,4%). I consumatori subirebbero forti rincari, soprattutto per caffè (+332%), panelli di soia (+105%) e agrumi (+85%).

Scenario intermedio

Con costi di conformità pari al 20% del valore delle esportazioni, le importazioni agricole dell’UE diminuirebbero dell’8% e la produzione aumenterebbe dello 0,23%, soprattutto per agrumi, pomodori e colza. I prezzi al consumo crescerebbero moderatamente, in particolare per uva da tavola (+6,5%), caffè (+6%) e agrumi (+5,6%), mentre gli effetti sulla zootecnia sarebbero minimi.

Scenario di impatto limitato

Con un aumento dei costi di esportazione del 5%, le importazioni agricole UE si ridurrebbero appena dello 0,4%. Produzione europea e prezzi al consumo registrerebbero incrementi inferiori all’1% per tutti i prodotti considerati.

Le ricadute politiche

La pubblicazione del report in piena pausa estiva europea ne limita l’impatto immediato sul dibattito politico. In Parlamento europeo, il confronto dovrebbe concentrarsi soprattutto sulle procedure di autorizzazione delle sostanze attive, come evidenziato dai relatori Herbert Dorfmann (Ppe-Svp) e Michele Picaro (Ecr-FdI).
Più rilevante potrebbe essere invece il ruolo del documento nel Consiglio UE, dove il negoziato sui residui non ha ancora trovato un accordo.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 22/2026
Agrofarmaci: la reciprocità costa
di Angelo Di Mambro
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