Redditività a rischio per il riso italiano

La campagna 2025-2026 si avvia verso la conclusione in un contesto sempre più difficile per il riso italiano.
Le ultime rilevazioni delle principali Borse merci confermano un quadro caratterizzato da domanda debole, scambi rallentati e quotazioni che faticano a recuperare terreno nonostante livelli già giudicati insoddisfacenti da molti produttori.
A preoccupare il comparto è soprattutto l’elevata disponibilità di risone ancora presente nei magazzini agricoli e industriali.

Il nodo della clausola

Sul clima del comparto pesa inoltre il tema delle importazioni. La nuova clausola di salvaguardia automatica prevista dalla riforma del Sistema di preferenze generalizzate (Spg) rappresenta un passo avanti rispetto al passato, ma molti operatori la giudicano ancora inadeguata.
Per Coldiretti non aver introdotto una clausola di salvaguardia automatica più efficace mantiene troppo elevata la soglia per l’attivazione delle misure correttive sulle importazioni, rischiando di comprimere ulteriormente i margini delle aziende italiane. Per Giovanni Chiò, risicoltore e presidente di Confagricoltura Novara e VCO (Verbano-Cusio-Ossola), «la mancata revisione della clausola di salvaguardia europea ci espone ulteriormente alle importazioni a dazio zero. È indispensabile valorizzare il riso italiano e costruire filiere più organizzate, altrimenti molte produzioni rischiano di andare in perdita».

Uno sguardo ai prezzi del riso

I Lunghi B fanno rilevare quotazioni comprese fra 33 e 35 euro/q, mentre i Lunghi A da parboiled si mantengono sui 35 euro/q per i Provisia e intorno ai 40 euro per CL007 e varietà analoghe. Roma e similari rimangono attorno a 35 euro/q con numerose partite ancora invendute, mentre Baldo e Sant’Andrea registrano una domanda molto selettiva.
Nel comparto dei Tondi il mercato appare meno dinamico rispetto ai mesi scorsi e Selenio fatica a mantenere le quotazioni teoriche delle settimane precedenti.
A tenere sono soprattutto le varietà premium legate al segmento dei risotti. Il Carnaroli Classico continua a registrare richieste sostenute, con quotazioni che in alcuni casi raggiungono 70-80 euro/q. Più stabile anche il mercato dei similari di Carnaroli, attestati attorno ai 65 euro/q.

Mercato polarizzato

La crescente distanza tra le produzioni di alta gamma e il resto del mercato evidenzia una progressiva polarizzazione della risicoltura italiana.
Le varietà maggiormente riconoscibili riescono ancora a difendere il valore economico, mentre le produzioni standardizzate appaiono sempre più esposte alla pressione competitiva e alla debolezza della domanda.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 14/2026
Redditività a rischio per il riso italiano
di Ercole Zuccaro
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