La strategia di CAI a tutela degli agricoltori

Una giornata dedicata all’innovazione, alla sperimentazione e al confronto diretto con il mondo agricolo: la tappa del 14 maggio presso la sede di SIS a San Lazzaro di Savena (BO) delle Giornate in Campo 2026 organizzate da CAI ha rappresentato un momento di approfondimento tecnico di grande interesse per operatori del settore, agricoltori e tecnici interessati a toccare con mano le più recenti evoluzioni per i cereali a paglia.

Il punto su genetica e nutrizione

Intervistato da L’Informatore Agrario, Stefano Forbicini, responsabile Concimi e Sementi di Consorzi Agrari d’Italia, ha messo in evidenza le novità CAI e SIS più significative sia nel comparto del grano duro sia in quello del grano tenero.
Tra i materiali presentati, Forbicini ha sottolineato il valore di frumenti duri come Panoramix, caratterizzato da buona tolleranza alla ruggine gialla e ottime produzioni di eccellente qualità, e Matusalem, di ciclo medio-precoce pensato per garantire il massimo nei territori del Centro-Sud, grazie alla sua eccezionale adattabilità e a una tolleranza superiore alle malattie.
Tra i frumenti teneri si evidenzia ACA 360, varietà che presenta una tenuta alle malattie molto buona, taglia media ed è caratterizzata da una grande capacità di accestimento che consente investimenti anche di 150-160 kg/ha. «È una varietà medio-precoce, adatta a tutti gli areali, ed è caratterizzata da caratteristiche molitorie estremamente importanti e da livelli produttivi di tutto rispetto» ha dichiarato Forbicini.

Stefano Forbicini, Forbicini Responsabile Concimi e Sementi di Consorzi Agrari d’Italia

Altra novità è Mix Star K: «un approccio innovativo per questa coltura basato su un miscuglio di quattro grani di forza, capace di garantire stabilità produttiva e qualità costante anche in condizioni ambientali e climatiche difficili, perché purtroppo sempre più frequenti».
Forbicini ha inoltre evidenziato come questa soluzione consenta di coniugare più vantaggi agronomici: una forte resistenza all’allettamento anche in contesti di gestione intensiva e su suoli fertili, una migliore sanità della coltura grazie alla complementarità genetica nella tolleranza ai principali patogeni fungini e parametri qualitativi di alto livello. In particolare, il valore alveografico W si mantiene stabilmente vicino a 400, accompagnato da un rapporto P/L equilibrato, caratteristiche fondamentali per ottenere impasti di qualità superiore.
Accanto al miglioramento genetico, un altro tema centrale riguarda la nutrizione delle colture. In un contesto segnato da costi in aumento, disponibilità limitata di azoto e vincoli normativi stringenti, Forbicini ha richiamato l’importanza di valorizzare ogni unità nutritiva. In questa direzione si inserisce Nutriwise P, una soluzione esclusiva CAI basata su microrganismi in grado di garantire un apporto costante di fosforo e di favorire lo sviluppo radicale e la crescita delle colture. Sul fronte dell’azoto, prodotti a base di microrganismi azotofissatori come Rhizosum N e Nutribio N permettono di migliorare l’efficienza d’uso dell’elemento, riducendo le perdite e contribuendo ad aumentare il valore produttivo in campo.

Qualità del seme punto di partenza

Dalla dimensione agronomica si passa poi al livello industriale con il contributo di Nicola Mozzini, direzione Produttiva Commerciale e Logistica di CAI e direttore generale di SIS, che ha sottolineato come la qualità del seme rappresenti il punto di partenza di tutta la filiera. «SIS dispone oggi di strutture e tecnologie capaci di ottenere seme della qualità più elevata attualmente disponibile – ha sottolineato. Un aspetto, questo, che assume un significato strategico in un contesto globale segnato da crisi geopolitiche e instabilità dei mercati».

Nicola Mozzini, , Direzione Produttiva Commerciale e Logistica di CAI e Direttore generale di SIS

Secondo Mozzini, la razionalizzazione dei processi produttivi, a partire proprio dal seme, rappresenta il miglior strumento di contrasto agli effetti negativi di queste crisi. «Investire in innovazione, qualità e organizzazione significa offrire agli agricoltori strumenti concreti per mantenere competitività e resilienza». In questa prospettiva si inserisce anche la recentissima acquisizione del ramo d’azienda di Syngenta per l’esercizio dell’attività di produzione e lavorazione di sementi di mais, con sede nello storico stabilimento di Casalmorano, in provincia di Cremona.
Nei prossimi anni, l’azienda potrà entrare con forza nel mercato del mais, proponendo ibridi innovativi in grado di rispondere alle esigenze produttive più evolute.
Una strategia che si inserisce pienamente nella visione di CAI, orientata a costruire una dimensione organizzativa e industriale adeguata a competere su scala internazionale, rafforzando al contempo il legame con il territorio e con gli agricoltori.

Un approccio di «sicurezza alimentare»

A completare il quadro sono state le dichiarazioni di Marco Allaria Olivieri, direttore generale di CAI, che ha allargato lo sguardo dal campo al sistema agroalimentare nel suo complesso. Nel corso dell’intervista, Allaria Olivieri ha ribadito come, mai come in questo periodo storico, dall’epoca post-Covid fino alle attuali tensioni geopolitiche, sia emersa con forza la natura strategica del settore agricolo per i Paesi.
«Le criticità che colpiscono l’agricoltura si riflettono inevitabilmente sui consumatori, rendendo evidente quanto sia fondamentale garantire stabilità e redditività alle imprese agricole. Solo in questo modo è possibile assicurare ai cittadini sicurezza nell’approvvigionamento alimentare, un principio che rappresenta uno dei pilastri della food safety europea» ha evidenziato Allaria Olivieri.
In questo contesto, il progetto CAI si propone come una soluzione concreta per affrontare le sfide attuali, offrendo strumenti, servizi e una rete organizzativa capace di accompagnare le aziende agricole. «Oggi CAI dispone di una presenza capillare sul territorio, con oltre 200 agenzie distribuite in 47 province e 11 regioni, ma la visione futura prevede un ulteriore rafforzamento di questa rete. In particolare, sarà potenziata l’attività di consulenza tecnica direttamente in azienda, elemento chiave per supportare gli agricoltori nelle scelte agronomiche, economiche e gestionali».
Le Giornate in Campo 2026 si confermano così non solo come un momento di osservazione tecnica, ma come un vero e proprio punto di incontro tra innovazione, strategia e visione. Tra parcelle dimostrative, tecnologie di precisione e confronto diretto con esperti del settore, l’evento ha messo in luce una direzione chiara: il futuro dell’agricoltura passa dalla capacità di integrare ricerca, consulenza e organizzazione di filiera.