La transizione ecologica e l’innovazione tecnologica stanno ridisegnando i contorni delle professioni agrarie e forestali. È questo il dato strutturale che emerge dal rapporto “Una professione dai molti percorsi“, l’indagine presentata il 5 maggio a Roma, realizzata da Conferenza Nazionale A.G.R.A.R.I.A. (che riunisce 25 sedi universitarie), CONAF e dalla FIDAF, con la collaborazione dell’Osservatorio delle Libere Professioni.
A inquadrare la valenza politica e strategica dello studio è il presidente FIDAF Andrea Sonnino che ha evidenziato che «Il rapporto costituisce non soltanto una ricognizione settoriale, ma un utile strumento di orientamento per chi è chiamato a definire politiche coerenti con la crescente centralità del sapere tecnico-professionale agrario e forestale nelle transizioni ambientali, tecnologiche e sociali in corso. Dovendo fare sintesi e tradurre queste riflessioni in linee operative, il quadro delineato prospetta uno scenario ad elevato potenziale di crescita professionale».
Formazione: l’interdisciplinarietà guida le scelte
L’analisi dei flussi universitari certifica un allargamento del bacino di accesso alla professione. Tra il 2010 e il 2024, i dati evidenziano un incremento del 63,2% per i laureati nei corsi magistrali e del 44,7% per le lauree triennali. A mutare è soprattutto la composizione dell’offerta formativa e la risposta degli studenti: si registra una contrazione delle immatricolazioni nei percorsi tradizionali (come la classe L-25), a fronte di una marcata espansione degli indirizzi ibridi. Le crescite più significative riguardano Scienze e tecnologie alimentari (+512 unità), Scienze per la cooperazione allo sviluppo (+447) e Scienze e tecnologie agrarie (+400). Attualmente, sono oltre 30 i percorsi universitari che consentono l’accesso all’esame di Stato, coprendo competenze che spaziano dalla biologia all’ingegneria del territorio, fino all’economia.
Dinamiche occupazionali e reddituali
I parametri occupazionali della categoria si posizionano nettamente al di sopra delle medie nazionali. Il tasso di occupazione degli intervistati supera la soglia del 90%. I tempi di inserimento nel mercato del lavoro sono brevi: il 59,1% dei laureati trova il primo impiego in meno di sei mesi. Un trend in ulteriore accelerazione per le coorti più recenti (2020-2025), per le quali la quota di occupati entro il primo semestre sale al 69,4%.
A questi volumi si associa un’elevata stabilità contrattuale: il 78,4% del campione totale dichiara di svolgere lo stesso lavoro da oltre cinque anni; disaggregando il dato per tipologia contrattuale, la continuità lavorativa si attesta all’83,6% tra i liberi professionisti e al 69,2% tra i lavoratori dipendenti. Sotto il profilo economico, tra il 2015 e il 2023, periodo che include le perturbazioni legate alla pandemia, il comparto ha registrato un incremento reddituale medio del 24,5%. Il livello di soddisfazione professionale risulta solido: su una scala da 1 a 5, circa il 70% dei liberi professionisti e il 65% dei dipendenti assegna un punteggio di 4,5.
Demografia professionale e divario di genere
L’Albo professionale mostra una sostanziale tenuta con una variazione minima nel 2026 (-0,9%) rispetto al 2016. Le dinamiche interne segnalano un rinnovamento guidato dalla fascia under 35, che oggi supera il 14% del totale, e da un forte incremento delle qualifiche “junior” (Sezione B dell’albo dei titolari di laurea triennale). La componente femminile si attesta al 20,5% degli iscritti nel 2026, confermando un trend di crescita costante. L’indagine, tuttavia, rileva come il riequilibrio demografico non si sia ancora tradotto in una piena parità nelle condizioni reddituali e lavorative, rendendo necessarie specifiche policy di settore per la conciliazione tra lavoro e vita personale.
I driver di sviluppo e l’esigenza di aggiornamento
Le opportunità future si concentrano nell’intersezione tra agronomia, ambiente e digitalizzazione. Le proiezioni degli iscritti individuano i maggiori margini di crescita nell’innovazione tecnologica in agricoltura (57,7%), nella consulenza aziendale (40,2%), nelle certificazioni di qualità (39,5%) e nella gestione ambientale e forestale (35,0%). Questi driver generano un sentiment di fondo positivo per il 51% dei professionisti. Permane tuttavia un 18% di valutazioni negative, legate a ostacoli strutturali come la burocrazia, l’elevata competizione e l’instabilità del mercato agricolo primario. In un contesto normativo e tecnologico in rapida mutazione, la formazione continua (Long Life Learning) cessa di essere un adempimento burocratico per trasformarsi in un’infrastruttura strategica di adattamento.
Una sintesi dell’evoluzione in atto nelle professioni tecnico-agricole viene tracciata in chiusura dal presidente di CONAF Mauro Uniformi: «Il sistema delle professioni agrarie e forestali è oggi molto più ampio, differenziato e dinamico di quanto non restituiscano le rappresentazioni tradizionali. Le professioni agrarie e forestali non possono più essere considerate solo come sbocco specialistico di settore, ma devono diventare leva di interesse generale, in quanto sono – e lo saranno sempre più – professioni già immerse nei processi di trasformazione che segneranno il prossimo futuro del Paese e dell’Unione europea».
Gaetano Menna



