Con il Farm to Fork meno emissioni ma anche meno reddito

bruxelles

Nel mezzo dell’estate l’Ue ha pubblicato uno studio del Centro comune di ricerca della Commissione sui «potenziali effetti degli obiettivi selezionati delle strategie Farm to Fork e Biodiversità nel quadro degli obiettivi climatici 2030 e della politica agricola comune post 2020».

«Non è una valutazione di impatto», ripetono fino allo sfinimento alla Commissione europea, ma resta il fatto che è il primo documento targato Ue che cerca di fare luce sulle conseguenze delle nuove strategie europee sull’agricoltura dei 27 Paesi.

In estrema sintesi il documento dice che la nuova Pac è più verde della precedente e che una sua «attuazione ambiziosa» rende possibile raggiungere i target, riducendo le emissioni di gas serra e ammoniaca, e l’eccesso di nutrienti. Il contraltare è la contrazione della produzione e del reddito agricolo, nonché la rilocalizzazione di una quota significativa delle emissioni in paesi extra-Ue.

L’impatto sulle emissioni sarebbe dunque positivo: -28,4% di gas a effetto serra entro il 2030 rispetto allo scenario di riferimento. Tuttavia, più della metà delle emissioni risparmiate in Ue sarebbe «rilocalizzata» nel resto del mondo. L’Ue esporterebbe emissioni per importarle nei prodotti provenienti dai Paesi terzi.

Duro il commento di Copa-Cogeca: «l’effetto delle strategie sarà una riduzione senza precedenti della capacità di produzione dell’Ue e del reddito dei suoi agricoltori».

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 26/2021
Farm to Fork e Biodiversità sotto la lente
di A. Di Mambro
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