Quante manze allevare? Indicatore strategico per la redditività

Negli ultimi anni la sostenibilità negli allevamenti di vacche da latte è diventata un tema centrale sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico.

Da un lato, la sostenibilità ambientale riguarda la capacità dell’azienda di ridurre le emissioni di gas serra, ottimizzare l’utilizzo delle risorse e migliorare la gestione di alimentazione e reflui. Dall’altro, la sostenibilità economica significa mantenere nel tempo redditività ed efficienza produttiva, garantendo un adeguato ritorno all’allevatore.

Due obiettivi che oggi rappresentano una condizione indispensabile per il futuro delle aziende e per il ricambio generazionale.
I due aspetti sono strettamente collegati: pratiche gestionali più efficienti consentono spesso di ridurre contemporaneamente costi e impatto ambientale. Migliorare l’efficienza alimentare o aumentare la produttività delle bovine permette infatti di produrre più latte utilizzando meno risorse per ogni chilogrammo ottenuto.

Tra i numerosi indicatori che possono aiutare a valutare il livello di sostenibilità di un allevamento, ce n’è uno semplice ma particolarmente significativo: il rapporto tra il numero di vitelle/manze allevate, dalla nascita fino al primo parto, e il numero di vacche adulte presenti in azienda (in lattazione e in asciutta).

Espresso in percentuale, questo parametro fornisce un’indicazione indiretta sia dell’efficienza economica sia di quella ambientale della stalla.

Quante manze servono davvero?

Le manze rappresentano il futuro dell’allevamento, ma fino al primo parto sono animali che consumano risorse senza produrre latte. Richiedono alimenti, strutture, manodopera e cure sanitarie; inoltre producono emissioni e reflui.

Per questo motivo ogni manza allevata oltre il fabbisogno reale aumenta il costo di produzione e peggiora l’impronta ambientale del latte.

In un allevamento che mantiene stabile il numero di vacche in produzione, il principale fattore che determina il fabbisogno di rimonta è il tasso di sostituzione delle bovine adulte. Mediamente, una stalla con 100 vacche e un tasso di rimonta del 30% necessita di circa 30-35 manze all’anno per mantenere invariata la dimensione della mandria.

Dietro questo dato si nascondono però numerosi fattori gestionali: età al primo parto, tasso di rimonta, numero medio di parti per vacca, mortalità e scarti nelle fasi di allevamento delle vitelle e delle manze.

Parametri che dipendono in larga misura dalla qualità della gestione aziendale e che possono fare la differenza sia sul piano economico sia su quello ambientale.

Un indicatore strategico

Ridurre il numero di manze allevate senza compromettere il ricambio della mandria significa aumentare l’efficienza complessiva dell’azienda. Minori costi di allevamento, minore consumo di alimenti e riduzione delle emissioni associate agli animali improduttivi si traducono in un miglioramento della sostenibilità globale della stalla.

Per questo motivo il rapporto tra manze e vacche dovrebbe entrare stabilmente tra gli indicatori monitorati dagli allevatori, al pari della produzione di latte, della fertilità o della qualità del latte. La sostenibilità del futuro passa infatti dalla capacità di leggere i numeri dell’azienda con una nuova prospettiva: non solo produttiva, ma anche economica e ambientale.

 

Tratto dall’articolo in pubblicazione su L’Informatore Agrario n. 15/2026
L’allevamento efficiente: un giusto numero di manze e più latte per chilogrammo ingerito
di Michele Campiotti
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