La ricerca conferma: con l’alpeggio latte e formaggi migliorano

Vacca al pascolo

Che la permanenza estiva in malga sia salutare per i bovini giovani in fase di sviluppo si sa da sempre. L’apporto qualitativo al latte di bovine in produzione da parte di alcune specie botaniche del cotico erboso del pascolo è stato già ampiamente dimostrato da prove condotte dalle Università di Padova e di Udine in collaborazione con la Federazione provinciale allevatori di Trento.
La Camera di commercio di Trento ha promosso e portato a termine con la Fondazione Mach il progetto «Fermalga» che propone l’utilizzo di batteri autoctoni nella caseificazione del latte prodotto nelle singole malghe.

Recentemente la Fondazione Mach ha presentato i risultati di un progetto finanziato dalla Fondazione Caritro denominato TrentinCla, il cui scopo era valutare l’influenza dell’alpeggio sul microbiota (flora batterica) di rumine, latte, formaggio e dimostrare che questa pratica tradizionale aumenta il livello nei prodotti di acidi linoleici coniugati (cla). Dal progetto è emerso un quadro dell’ecologia microbica del latte influenzato in maniera positiva dall’alpeggio. Infatti, si è visto che durante l’alpeggio il latte è caratterizzato da una flora costituita principalmente da batteri desiderati per le loro buone proprietà tecnologiche casearie; inoltre erano presenti molte specie batteriche note come probiotiche che potrebbero avere interessanti proprietà salutistiche, tra cui la capacità di produrre acido linoleico coniugato e la stimolazione del sistema immunitario. In particolare alcune di queste specie riuscivano a sopravvivere al processo di caseificazione e venivano ritrovate anche nel formaggio dopo 3 mesi di stagionatura.

Quindi la pratica dell’alpeggio è da valorizzare e tutelare poiché permette di ottenere una materia prima di qualità che può mantenere le sue prerogative anche dopo la caseificazione.

 

Notizia pubblicata su L’Informatore Agrario n. 36/2018 a pag. 16
La ricerca valorizza il latte di malga