La peste suina africana mette paura

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Dopo la scoperta di alcuni focolai in Serbia, avvenuta nella scorsa estate, per gli allevatori di suini italiani la minaccia della peste suina africana (Psa) si fa più preoccupante, considerando che il virus mette a repentaglio circa 8,5 milioni di capi allevati nel nostro Paese e l’industria legata alla trasformazione, che vanta un fatturato di circa 8 miliardi di euro. Fondamentale è dunque tenere alta l’attenzione sul territorio.

«Il prossimo 1° gennaio – spiega Francesco Feliziani, responsabile di laboratorio presso il Centro di referenza nazionale per lo studio delle pesti suine all’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche – partirà un Piano di sorveglianza nazionale, approvato dalla Commissione europea, in base al quale in Sardegna, dove la Psa è endemica, proseguiranno le misure fin qui adottate che si sono rivelate molto efficaci per ridurre drasticamente la diffusione della malattia, mentre a livello nazionale, relativamente agli allevamenti domestici, verrà rafforzata la sorveglianza passiva per individuare il prima possibile l’eventuale presenza del virus nelle porcilaie».

Per quanto riguarda la messa a punto di un vaccino contro la Psa, attualmente non disponibile, nelle scorse settimane ha preso il via un progetto europeo quadriennale, finanziato con 10 milioni di euro, che parte da tre prototipi già disponibili. I tempi in questi casi sono però sempre lunghi.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 46/2019
Peste suina africana: l’Italia è pronta a gestire l’emergenza?
di A. Mossini
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