Il latte fuori contratto vale poco più di 0,2 euro/L

bottiglie di latte

La situazione sul mercato del latte continua a essere molto complicata.

La guerra e la conseguente crisi energetica probabilmente porteranno a un leggero aumento dei prezzi del latte, ma si tratterà esclusivamente di un adeguamento al rincaro dei costi di produzione, perché i fondamentali restano quelli che hanno portato alla crisi tutti gli allevatori europei.

La domanda di latte, infatti, rimane debole a causa della crisi economica globale mentre l’offerta in Europa evidenzia un abbondante surplus. La Germania ha registrato a febbraio un incremento del 6% del latte prodotto rispetto a febbraio 2025.

L’Italia non fa eccezione, anzi per certi aspetti le condizioni nel nostro Paese sono anche peggiori, perché non siamo strutturati per gestire quantitativi di latte superiori a 13 milioni di tonnellate. I dati di gennaio e febbraio proiettati a fine anno mostrano invece che la produzione nazionale potrebbe arrivare a 13,5 milioni di tonnellate, ci sarebbero quindi 500.000 tonnellate di latte che non trovano collocazione. Tuttavia, è probabile che alcune stalle escano dal mercato o riducano le mungiture per effetto dell’andamento del mercato. I prezzi infatti continuano a scendere.

Per il latte contrattualizzato si parla di 48-49 euro/100 litri a fronte dei 53 euro previsti dalle indicazioni dall’ultimo Tavolo latte. Sono ormai pochissime le imprese che pagano 53 euro/ 100 L latte.

Per la quota di latte prodotta fuori contratto il valore riconosciuto agli allevatori è ben al di sotto del costo di produzione: 20 euro/100 L. E il quantitativo fuori contratto pesa in molte stalle dal 10 al 20% del totale, impattando quindi pesantemente sul prezzo medio di stalla.

Per non parlare poi degli allevamenti disdettati, che vivono una situazione davvero drammatica perché costretti a collocare tutto il loro latte sul mercato spot a valori intorno a 20-25 euro/100 L.

Come sempre il problema è quello della programmazione dell’offerta. Fino al 30 giugno 2025 l’Italia produceva lo 0,5% di latte in meno della campagna precedente, creano una condizione di deficit che nella contrattazione spot si è manifestata con corsi fino a 67 euro/100 L (giugno 2025), ma in Europa i segnali di una sovraproduzione erano già visibili. Da luglio in poi anche gli allevatori italiani hanno iniziato a mungere più dell’anno precedente arrivando a +6% a dicembre e creando quindi le premesse per una discesa dei prezzi, a fronte anche di un calo di domanda dovuto a repentino deterioramento dell’andamento economico a livello globale.

Alcuni operatori temono che la discesa delle quotazioni del latte non sia finita e che si possa scendere sotto i 20 euro/100 L nelle prossime settimane.