Aprolav lancia l’allarme per la crisi della zootecnia da latte

L’Associazione regionale produttori latte del Veneto  lancia l’allarme sulla profonda  crisi del comparto lattiero caseario del Veneto, che si colloca, con 1,2 milioni di tonnellate di latte prodotto,  al terzo posto tra le regioni leader in Italia, dopo Lombardia e Emilia Romagna. Il settore, che comprende 2.528 aziende impiegate nella filiera,  sta attraversando uno dei peggiori periodi della propria storia.

Dopo il periodo nero dovuto al lockdown del 2020, che ha registrato inizialmente un crollo del prezzo del latte alla stalla, questo anno il comparto sta subendo le conseguenze che la pandemia ha riversato sull’economia nazionale, con notevoli ripercussioni anche per il  lattiero-caseario, mettendo in ginocchio, ancora una volta, i produttori. In cima alla lista dei problemi c’è il vertiginoso aumento dei prezzi delle materie prime, con rincari che hanno raggiunto anche il 50% per il mais e il 30% per  la medica, oltre all’aumento del costo di altri  cereali quali orzo e frumento e di prodotti come colza, paglia e soia. Aumenti che vanno a incidere pesantemente sui costi della razione alimentare giornaliera delle bovine.

I rincari investono anche la spesa per l’energia elettrica, che registra una crescita del 70%, accompagnata dal gasolio agricolo. ltri rialzi, inoltre, interessano le  attrezzature e i costi di riparazione. Produrre latte oggi costa 7-8  centesimi in più rispetto all’anno scorso,  ma il prezzo del latte pagato agli allevatori è rimasto invariato ed è  circa di  37 centesimi al litro.

“Le aziende non riescono più a sopportare questi costi di produzione – ha dichiarato Terenzio Borga presidente di Aprolav – a tutto questo si aggiungono anche le difficoltà gestionali e burocratiche che gravano sempre più sulle stalle, creando una situazione diventata ormai insostenibile per la maggior parte delle aziende agricole, delle quali oltre il  50% è a rischio chiusura”.

“In tutta la mia vita di allevatore – ha proseguito Borga non ho mai visto riaprire una stalla che ha chiuso. Vogliamo quindi perdere il 50% della potenzialità produttiva attuale? Il Veneto è una regione che comprende otto denominazioni di origine protetta e oltre la metà del latte prodotto viene destinato alla produzione di formaggi dop”.

“Una soluzione deve essere individuata al più presto – ha affermato Borga – domani è già tardi. Stiamo assistendo in questi giorni a continui incontri e riunioni tra il Ministero e i rappresentanti della gdo e di Assolatte, affinché possano venire destinati 3 centesimi in più al mondo produttivo, per i litri di latte prodotti nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. In che modo si potrà fare, però, non sono riuscito ancora a  capirlo. Prova ne sia che  finora risultati non ce ne sono e siamo già a metà ottobre”.

Al grido di allarme lanciato dal presidente dell’Aprolav si aggiunge anche l’estrema preoccupazione di Claudio Quagliotto, presidente di Veneto Latte, la cooperativa che raggruppa i produttori del comparto per la contrattualizzazione del prezzo latte con i caseifici privati: “Non è più possibile  proseguire con questo andamento – ha dichiarato Quagliotto. Le aziende non reggono più. Stiamo osservando in questo periodo i bilanci dello scorso anno dei caseifici privati, e vediamo risultati molto positivi. Questo ci fa piacere. Avremmo però apprezzato molto di più essere partecipi di questo utile, magari anche con pochi centesimi, che per noi sarebbero stati fondamentali “.

Il presidente Terenzio Borga si appella all’assessore regionale all’agricoltura del Veneto, Federico Caner: “Ci rivolgiamo a lui,  in qualità di coordinatore della commissione politiche agricole della conferenza  Stato-Regioni,  affinché si faccia interprete presso il Mipaaf per individuare un percorso che porti all’assegnazione di un aiuto diretto alle aziende da latte, onde evitare il tracollo del comparto”.