Il settore risicolo europeo ha lanciato una mobilitazione per riaprire il regolamento sul Sistema di preferenze generalizzate (Spg) e modificare l’innesco della clausola di salvaguardia sulle importazioni dai Paesi meno sviluppati.
In una dichiarazione congiunta, il Copa-Cogeca, la Federazione europea dei risicoltori e l’Ente nazionale risi (Enr) hanno denunciato un’impennata di importazioni in esenzione da dazi doganali dai Paesi ai quali l’UE concede preferenze commerciali.
Secondo l’Enr, 1,7 milioni di tonnellate di riso (base lavorato) sono entrate nell’UE nella scorsa campagna di commercializzazione.
Circa il 60% è entrato a dazio zero, annullando ogni possibilità di competizione sui costi di base per i produttori dell’Unione europea. E la tendenza dovrebbe continuare nella prossima campagna, con un ulteriore aumento di circa 50.000 t rispetto allo scorso anno.
A rischio le varietà italiane
L’aumento dei volumi potrebbe intaccare anche il segmento del riso Japonica, quello delle varietà tradizionali italiane.
Per anni i Paesi produttori dell’UE, in particolare Italia e Spagna, hanno lamentato la concorrenza sleale delle importazioni in esenzione da dazi doganali, comprese varietà tipiche come il riso Bomba utilizzato per la paella, provenienti in particolare da Cambogia e Myanmar.
Per evitare il ripetersi di una crisi che già prima del 2020 aveva portato l’UE a intervenire, l’Europarlamento aveva inserito nel regolamento una clausola di salvaguardia automatica, rimasta a lungo il punto più controverso e il principale ostacolo alla finalizzazione del processo legislativo sul tema.
Meccanismo inattuabile
A dicembre, dopo lunghi negoziati, il Parlamento e il Consiglio hanno concordato un meccanismo automatico che avrebbe ripristinato i dazi in caso di importazioni eccessive.
Tuttavia, le organizzazioni degli agricoltori hanno sempre ritenuto la soglia di innesco della salvaguardia troppo lontana dalla realtà di mercato, in pratica mai attuabile.
La nota congiunta segna l’inizio di una campagna di mobilitazione in vista del voto nella sessione plenaria di Strasburgo, a fine aprile.
Il punto è che la mobilitazione del solo settore del riso, pur potendo contare su otto Paesi produttori nell’UE, potrebbe non bastare. Per ipotizzare un successo nel difficile compito di rimettere in discussione un accordo fatto con il Consiglio, servirebbero altri Paesi e altri settori economici che potrebbero risultare danneggiati da improvvisi aumenti di importazioni a dazio zero dai Paesi ai quali l’UE accorda preferenze commerciali.
Articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 8/2025
Clausola di salvaguardia del riso da rivedere subito
di A.D.M.
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