Al giro di boa della campagna 2025-2026, il quadro del riso appare quanto mai preoccupante, con il comparto agricolo compresso tra eccesso di offerta, forte pressione competitiva e margini aziendali sempre più sottili. I dati dell’Ente nazionale risi confermano che, a fine marzo, i trasferimenti di risone si sono fermati a poco più di 844.000 t, segnando un calo del 9% rispetto alla stessa data della campagna precedente.
Giacenze in aumento
Ne è diretta conseguenza l’aumento delle giacenze in mano ai produttori, cresciute di quasi 96.000 t in un anno (+17%). Ancora più significativo è il rapporto tra giacenze e disponibilità vendibile: a metà marzo ha raggiunto il 46,7%, il valore più elevato delle ultime undici campagne.
Prezzi in deciso calo
In questo contesto, le quotazioni ‒ già da tempo su un piano inclinato ‒ risultano drasticamente ridimensionate per molte varietà rispetto ai livelli dello scorso anno. I risicoltori temono che al forte calo dei prezzi non corrisponda una riduzione dei costi, che continuano anzi a crescere anche per effetto dello shock energetico legato alla crisi del Golfo.
Carburanti, mezzi tecnici, irrigazione, lavorazioni, logistica e oneri finanziari continuano a irrigidire la struttura dei costi e a ostacolare ogni tentativo di difesa del reddito, spiegano gli operatori.
In difficoltà anche i player asiatici
Le criticità non riguardano solo l’Europa. Infatti, anche i principali player asiatici del mercato del riso affrontano una fase complessa. Nel subcontinente indiano, così come in Vietnam, Myanmar e Cambogia, la spirale inflattiva dei costi incide sui margini degli esportatori. In particolare, l’aumento dei costi di carburanti e trasporti pesa sulla competitività. Pertanto, anche senza un rialzo dei prezzi internazionali, il peggioramento della logistica potrebbe modificare gli equilibri regionali del mercato del riso.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 10/2026
Riso, giacenze record e prezzi ai minimi
di F.Pi.
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