Calano le superfici a mandorlo nonostante il consumo cresca

mandorli

Il mandorlo è una specie che caratterizza storicamente tutti gli ambiti frutticoli mondiali a clima caldo e arido; la sua produzione è concentrata principalmente negli USA (California in primis), in Spagna e in Turchia, con una decisa ascesa, negli ultimi anni, degli impianti in Australia. In Italia la coltivazione del mandorlo si attesta su circa 58.336 ha (Istat, 2016), in deciso calo rispetto ai primi anni 90, quando detta superficie risultava di 122.934 ha. Le regioni dove si concentra la produzione sono Sicilia e Puglia, con trend diversificati, ma comunque in calo.
La situazione produttiva italiana non è in grado di coprire il fabbisogno nazionale di mandorlo, di conseguenza si assiste a un incremento del prodotto importato, con la bilancia commerciale che propende a favore dei Paesi esportatori, USA in primis.
L’incremento continuo dei consumi di frutti a proprietà funzionale come il mandorlo, che apporta positive influenze al sistema immunitario nonché al mantenimento di buone funzionalità per pelle e capelli, è indubbiamente un’opportunità che i settori produttivo e commerciale devono cogliere, pena la dipendenza sempre maggiore da produzioni estere.
Dati Fao stimano in circa 30.000 t l’import di mandorle sgusciate a fronte di un export irrilevante, per cui si presume che lo spazio commerciale ci possa essere, a condizione che tutta la tipologia di gestione dell’impianto sia orientata a questi nuovi orizzonti. Sia per l’import sia eventualmente per l’export si affacciano all’orizzonte interessanti opportunità, ma il sistema produttivo nazionale deve rinnovarsi velocemente, per fronteggiare il sempre attuale rinnovo delle grandi realtà californiane, e gli ingenti investimenti effettuati in Spagna e anche in alcuni Paesi dell’Est Europa e dell’Asia.

Puntare su nuove varietà, portinnesti e densità di impianto

La mandorlicoltura italiana dovrebbe rinnovarsi sfruttando le proprie peculiarità ambientali, coltivando sia nuove varietà sia portinnesti, oltre che adattare questi nuovi impianti verso tipologie d’impianto a media densità, compatibili con una sempre maggior meccanizzazione, possibilità di irrigazione, con conseguente precoce entrata in produzione e minori costi di gestione.
In Italia oggi le cultivar sono principalmente a guscio duro. Oltre a Tuono, tra le cultivar tradizionali, prevalgono le varietà Pizzuta d’Avola e Fascionello per la confetteria, Filippo Ceo, Fragiulio Grande, Genco, Falsa Barese e, tra quelle internazionali, la francese Ferragnés.
Anche il fattore portinnesto andrebbe riconsiderato, soprattutto valutando attentamente i genotipi a media vigoria, in particolare per gli impianti che verranno dotati di irrigazione.

L’utilizzo di varietà autofertili e costantemente produttive andrebbe accompagnato con adeguati sesti d’impianto, più stretti che in passato, una tecnica di potatura appropriata e una gestione irrigua atta a supportare i volumi produttivi che saranno ben superiori che in passato.
La forma di allevamento sarà ancora probabilmente il vaso in un arco temporale di medio periodo, con la raccolta meccanica che avverrà con macchine non scuotitrici ma a ombrello rovesciato, in grado di raccogliere e portare all’essicatoio ingenti quantitativi di produzione per ciascuna giornata lavorativa. La possibilità di utilizzare portinnesti tolleranti al ristagno idrico potrebbe ampliare il ventaglio di terreni coltivabili con questa specie; anche la baulatura del terreno aiuterebbe in questo senso.

Le possibilità ci sono, gli spazi commerciali sono in crescita, occorre sfruttare questa possibilità, magari diversificando le produzioni anche dal punto di vista qualitativo e di connotazione territoriale (Igp), oltre che attraverso lo sviluppo di metodi di coltivazione biologica.

 

Tratto dall’articolo in pubblicazione su L’Informatore Agrario  n. 19/2019
Calano le superfici a mandorlo nonostante il consumo cresca
di Stefano Foschi