Nasce “VerdeMetano”: più valore all’energia da agricoltura

Il marchio è «VerdeMetano» e da oggi contraddistinguerà il biometano ottenuto esclusivamente dalla lavorazione di produzioni agricole di secondo raccolto e sottoprodotti. Un’innovazione presentata a Bologna presso il Centro congressi di Fico Eataly World lo scorso 7 giugno in occasione di «A tutto biometano», iniziativa giunta alla sua seconda edizione promossa dalla Confederazione generale bieticoltori italiani (Cgbi), organismo che raggruppa al suo interno 5.150 aziende agricole e rappresenta le due associazioni bieticole nazionali: l’Associazione nazionale bieticoltori e il Consorzio nazionale bieticoltori (Anb e Cnb).
«Il nostro gruppo bieticolo – ha sottolineato nel suo intervento a inizio lavori Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Cgbi e Anb – conferisce ogni anno circa 646.000 tonnellate di prodotto per un valore di produzione aggregato pari a 76 milioni di euro. Oggi, con la registrazione del marchio ‘VerdeMetano’ diamo avvio alla fase operativa del progetto ‘Agri.bio.mobility’, la piattaforma di scambio nata un anno fa che riunisce i produttori agricoli di biometano, il trasporto su gomma e le aziende che vedono nella sostenibilità il valore distintivo che li caratterizza sul mercato».

Il momento dell’inaugurazione del marchio VerdeMetano

Più valore alle produzioni

«Grazie alla piattaforma Agri.bio.mobility – ha affermato Gabriele Lanfredi, presidente del Cnb – da oggi saremo in grado di proporre un prodotto che con il marchio VerdeMetano garantirà tracciabilità, sostenibilità e certificazione, un insieme di caratteristiche che ottimizzano le produzioni agricole a cui assegnare il giusto valore economico. Per questo pensiamo che, a fronte degli attuali 0,20euro/m³ riconosciuti dal Gse (Gestore dei servizi energetici, ndr) con VerdeMetano il mercato potrebbe arrivare a riconoscerci fino a 0,30euro/m³, un obiettivo che riteniamo raggiungibile anche in virtù dei successi fin qui raggiunti con la realizzazione dei 20 impianti a biogas attualmente operativi, a cui si devono aggiungere le prime tre società per la produzione di biometano con una quarta in fase di esecuzione. Questi impianti hanno indubbiamente portato un valore aggiunto alle aziende coinvolte che si è tradotto in un incremento di 4-5 euro/ha/barbabietola: un rapido e seppur sommario calcolo può esprimere chiaramente cosa questo significhi per ogni azienda interessata. Non va poi dimenticato l’aspetto legato alla gestione dei nostri impianti, attualmente preso a modello in tutta Italia da almeno 200 analoghe realizzazioni. Certo – ha proseguito Lanfredi – produrre biometano è più complicato che produrre elettricità ed è per questo che prima di avviare qualsiasi tipo di investimento è doveroso chiedersi quanto biometano si intende produrre e quanto se ne può piazzare sul mercato, in considerazione soprattutto dell’ingente costo a cui si va incontro. VerdeMetano è nato proprio per rafforzare il concetto di valorizzazione delle produzioni agricole e vedere riconosciuto economicamente questo valore».

Potenzialità di sviluppo

«In 15 anni la produzione mondiale di biogas è quadruplicata – ha affermato nel suo intervento Marco Mazzero, AD di Ies Biogas, Società del Gruppo Snam impegnata nella realizzazione e nella gestione di impianti a biogas e biometano che con Cgbi ha siglato un accordo per realizzare i primi impianti del gruppo bieticolo per produrre biometano in provincia di Piacenza, Ravenna e in Lombardia – in Italia oggi si contano 2.000 impianti che corrispondono a 1.400 MWe installati, di cui l’80% in ambito agricolo. Le potenzialità di sviluppo nel nostro Paese sono considerevoli e si possono riassumere in tre aspetti. Abbiamo un parco installato a biogas di notevoli proporzioni che potrebbe essere in parte convertito o coesistere; vantiamo una rete gas naturale tra le più estese al mondo con 40.200 km di rete trasporto e 19 miliardi di m³ di capacità di stoccaggio e rappresentiamo il maggior mercato europeo di auto a gas con 3,35 milioni di veicoli, pari a circa l’8% del totale circolante, di cui 1,1 milioni a metano; senza dimenticare che l’Italia è il primo Paese in Europa anche per numero di impianti di distribuzione di metano per auto. Ecco allora che l’obiettivo di fare sistema tra agricoltori, territorio, istituzioni si rivela il modo più corretto per permettere che l’agricoltore si ponga al centro della catena del valore di questo segmento produttivo. Non sappiamo se arriveremo a 0,30euro/m³, ma sappiamo che è il punto di partenza necessario».

 

Anna Mossini