Sul futuro degli aiuti all’ortofrutta nella futura Pac permangono segnali di incertezza. Le organizzazioni cooperative europee stanno intensificando in queste settimane il confronto per scongiurare il rischio di modifiche all’attuale assetto della Ocm ortofrutta.
Tra i più attivi, con i colleghi delle altre organizzazioni cooperative europee, c’è Davide Vernocchi, appena riconfermato presidente del settore ortofrutticolo di Confcooperative (451 associate, 44.787 soci e 23.037 addetti per un fatturato di 8.622 miliardi di euro).
«Non è per niente scontato che il sistema di aiuti alle Op ortofrutticole resti invariato», esordisce Vernocchi.

«È per questo che stiamo portando avanti da oltre un anno una capillare e costante azione di lobbying verso le parlamentari coinvolti nel dibattito sulla riforma della Pac. Un lavoro che abbiamo scelto di svolgere sin dall’inizio attraverso le nostre organizzazioni di rappresentanza a Bruxelles e in stretta sinergia con le sigle cooperative di Francia, Spagna, Portogallo e Belgio, i Paesi che insieme all’Italia rappresentano la quota maggioritaria della produzione di ortofrutta e sono i destinatari di circa l’80% delle risorse comunitarie erogate attraverso i programmi operativi.
Presidente, quali azioni avete intrapreso per difendere queste risorse?
Già a febbraio abbiamo redatto un documento contenente una posizione comune e una serie di puntuali emendamenti al testo di riforma Ocm. Il documento è stato quindi al centro di un importante incontro svoltosi a fine maggio al Parlamento europeo con Eric Sargiacomo, europarlamentare francese e attuale relatore del draft sulla Ocm, che presto passerà all’esame del Parlamento e successivamente alla fase del Trilogo. Insieme a Confcooperative, all’incontro hanno preso parte Felcoop (Francia), Cooperativas agro-alimentarias de España e l’Associazione delle cooperative ortofrutticole del Belgio – Vbt.
Che cosa avete chiesto?
Il nostro comune obiettivo è difendere tenacemente quella che è da tutti riconosciuta come una storia di successo lunga 30 anni, ovvero il meccanismo di aiuti comunitari che fa capo alle Organizzazioni dei produttori, vere e proprie imprese di commercializzazione controllate dai soci produttori. Abbiamo ribadito la necessità che siano mantenuti e rafforzati gli aiuti ai programmi operativi, che hanno dimostrato di essere lo strumento più efficace della Pac, e nel contempo abbiamo richiamato l’attenzione sui principali rischi della riforma e sulla necessità di correttivi. Si tratta di richieste fatte in rappresentanza di più di 1.300 cooperative di Belgio, Francia, Italia, Portogallo e Spagna.
Quali sono questi rischi?
Noi vogliamo scongiurare che con l’estensione delle Ocm ad altri settori vengano indebolite o distorte le regole che hanno permesso all’ortofrutta di crescere con successo. C’è il pericolo che i programmi operativi finiscano per non essere più comuni a tutta l’UE e che venga modificato l’attuale assetto, in termini di beneficiari, obiettivi e azioni idonee, oltre che nei livelli di sostegno e nelle condizioni di finanziamento.
Come si prospetta in concreto la dotazione finanziaria destinata all’Ocm ortofrutta nella nuova Pac?
La proposta della Commissione prevede che il bilancio per le Op ortofrutticole a partire dal 2028 non sia più aperto e certo com’è ora. Non esisterà più un budget indirizzato solamente all’ortofrutta: come conseguenza delle strategie di competenza di ogni singolo Stato membro, le risorse dovranno essere negoziate e definite nell’ambito del Fondo unico del singolo Paese. Non solo, la spesa per l’Ocm sarà correlata al cofinanziamento dei singoli Stati membri: con tale ampia discrezionalità, si rischiano regole di sostegno ai settori agricoli molto diverse da Paese a Paese.
Se passasse questa opzione, come potrebbero cambiare i Programmi operativi?
Con un budget chiuso e circoscritto, il contributo pubblico complessivo, pari come minimo al 4,1% del Valore della produzione commercializzata (Vpc) della Op, potrebbe ridursi a fronte della crescita delle Op sia come fatturato che come numerosità, compromettendo la programmazione pluriennale e gli investimenti già approvati nell’ambito dei 7 anni di durata massima del piano operativo. Una prospettiva che preoccupa tutti i principali Paesi produttori. Per questo, oltre a chiedere che per i Programmi operativi (Po) già approvati vengano garantite regole e condizioni di finanziamento in vigore al momento della loro approvazione, abbiamo avanzato altre due richieste principali: il mantenimento della sicurezza giuridica del contributo pubblico al 4,1% (o 5% o 5,5%) della Vpc e del relativo cofinanziamento almeno al 50%; il ripristino degli obiettivi comuni dei Po per l’ortofrutta fresca e trasformata. Mi preme ricordare che la spesa per i Po da parte dell’UE è pari al 2% del peso economico del settore, che di contro rappresenta a livello europeo circa il 14% del valore dell’agroalimentare.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 16/2026
Le disposizioni del Pacchetto vino
di Sofia Fedeli
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