Manodopera e costi preoccupano l’ortofrutta

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La 77ª Assemblea annuale di Fruitimprese, svoltasi a Roma il 16 aprile scorso, ha tracciato un bilancio analitico del comparto, procedendo contestualmente al rinnovo del Consiglio direttivo che affiancherà il presidente Marco Salvi per il prossimo mandato.
Il cuore del dibattito assembleare è stata la tavola rotonda sulla manodopera.

Roberto Caponi, direttore generale di Confagricoltura, ha affrontato con pragmatismo il tema degli ammortizzatori sociali: «Credo che qualche aggiustamento vada pensato, come un credito d’imposta per le giornate superiori alle 180 o formule che incentivino sia il datore di lavoro sia il lavoratore ad andare anche oltre queste soglie».
Romano Magrini, responsabile lavoro di Coldiretti, ha invece posto l’accento sulle distorsioni causate dalle cooperative senza terra e auspicato controlli aziendali «che non siano finalizzati solo a fare cassa».

Sul versante sindacale, Silvia Guaraldi, segretaria nazionale Flai-Cgil, ha difeso con fermezza la disoccupazione agricola, richiamando l’attenzione sull’esiguità dei salari medi Istat 2023: «7.200 euro per gli uomini e 5.400 per le donne (fonte: Osservatorio Placido Rizzotto-Flai Cgil)».
Nell’assemblea il ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha assicurato l’impegno del Governo: «A Bruxelles difenderemo il modello agricolo e ortofrutticolo da scelte ideologiche». Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha esortato la filiera ad avere il coraggio di ripensare il ruolo storico degli ortomercati, creando grandi player capaci, sul modello spagnolo, di superare la dimensione locale per far viaggiare le merci italiane alla conquista di nuovi mercati internazionali.
La visione macroeconomica è stata completata da Paolo De Castro, presidente di Nomisma, che ha individuato nell’aggregazione dell’offerta e nella ricerca applicata l’unica via per ammortizzare gli shock globali.

Bene l’export, ma i rincari spaventano

Marco Salvi, presedente Fruitimprese
Marco Salvi, presedente Fruitimprese

Nella sua ampia relazione il presidente Marco Salvi ha analizzato un 2025 da primato per le esportazioni di ortofrutta fresca, che hanno toccato quota 6,7 miliardi di euro in valore, segnando un incremento dell’11% sul 2024, mentre i volumi spediti hanno sfiorato i 4 milioni di tonnellate (+8,1%).
Sul fronte interno, Salvi ha richiamato la filiera alle proprie responsabilità di fronte ai rincari di trasporti, energia e materie plastiche: «Non è il momento di manovre che potrebbero trasformarsi in vere e proprie pratiche sleali», ha incalzato, riferendosi alle politiche di alcune insegne della gdo che caricano gli oneri sui fornitori per garantire i prezzi al consumo. «La circumnavigazione dell’Africa per raggiungere i mercati orientali non solo dilata i tempi ‒ ha aggiunto ‒ ma espone le aziende al rischio di un dumping interno causato dai prodotti di Turchia ed Egitto che, impossibilitati a transitare verso Est, potrebbero invadere l’Europa comprimendo ulteriormente i prezzi».
Sulle politiche UE Salvi ha espresso preoccupazione per la revisione del regolamento agrofarmaci, dove il rischio è che «l’elefante partorisca il topolino», privilegiando il biocontrollo a scapito di mezzi efficaci contro insetti e clima. Ha chiesto, inoltre, il riconoscimento reciproco delle autorizzazioni: se una sostanza attiva è autorizzata in un Paese UE, deve esserlo in tutti quelli con simili condizioni. Duro l’affondo sul dossier imballaggi (Ppwr) e sul bando delle confezioni sotto a 1,5 kg. Salvi ha denunciato il paradosso di un divieto che, «in pieno spirito europeo, potrà essere derogato in modo differente da ogni Stato». Una frammentazione normativa che obbligherà gli esportatori a differenziare il packaging per ogni singola destinazione, vanificando di fatto il principio di mercato unico e aumentando i costi.
Note positive arrivano solo dall’accordo sulle TEA (se verrà concretizzato) (vedi a pag. 6) e dalla spinta verso l’Intelligenza artificiale come leva di competitività.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 12/2026
Manodopera e costi preoccupano l’ortofrutta
di Claudio Costantino
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