Kubota rallenta sull’alta potenza e accelera sulla robotica

Recentemente Kubota Corporation ha reso noti i dati di bilancio dell’esercizio 2025. La società, che ha il suo quartier generale nella città di Osaka, in Giappone, ha realizzato lo scorso anno ricavi per oltre 3.000 miliardi di yen che al cambio di metà marzo, corrispondevano a circa 16,5 miliardi di euro.

L’azienda nipponica produce macchine e attrezzature per l’agricoltura, il giardinaggio e per i settori delle costruzioni, del movimento terra e dei motori industriali ed è presente in Europa con Kubota Europe nella città francese di Argenteuil.

Abbiamo incontrato, a sette anni dall’ultima intervista, Luca Romagnoli che ricopre il ruolo di country manager per la filiale italiana dell’emanazione francese di Kubota Corporation che ha responsabilità diretta sullo sviluppo del mercato nazionale delle macchine per il giardinaggio e l’agricoltura e sulle attività di service attraverso la rete di circa sessanta concessionari.

Luca Romagnoli

Romagnoli partiamo dalla situazione del mercato nazionale per i vostri prodotti.

Noi seguiamo il mercato delle macchine per il verde professionale, quello dei trattori compatti fino a 60 CV e la parte da 61 a 180 CV dei trattori agricoli. Nella seconda parte del 2025 si è registrata una crescita delle alte potenze, di cui hanno beneficiato i brand «premium» grazie all’arrivo dei contributi. Sono ancora in consegna nel 2026 trattori acquistati con il Credito d’imposta 4.0 e con la 5.0 e a gennaio-febbraio l’immatricolato del segmento oltre i 180 CV è ancora in crescita, secondo i dati di cui dispongo, dell’80%. Quindi per i trattori agricoli vedo un mercato sostanzialmente stabile mentre immagino una crescita dell’alta potenza nel primo trimestre. Per quanto riguarda le macchine per il garden professionale e il taglio dell’erba, siamo andati molto bene nel 2025 raggiungendo un record storico. Sul versante del trattore compatto, in un mercato che cresce da 4 anni, dopo aver subìto il massiccio arrivo di brand asiatici, abbiamo ripreso saldamente la leadership raggiungendo una quota di circa 23%. Questo grazie all’impegno dei nostri dealers e ad azioni mirate di marketing, messe in atto dalla metà del 2024. Per quanto riguarda invece i trattori tra i 60 e i 180 CV nel 2025 abbiamo sofferto un po’, principalmente per difficoltà a livello di disponibilità di prodotto dalle fabbriche giapponesi e la nostra quota in Italia è scesa di circa 3 decimi di punto al 5,7% del totale.

Costruite i vostri trattori in uno stabilimento nel nord della Francia mentre il resto arriva dal Giappone, è corretto?

In Francia nella moderna fabbrica di Bierne, vicino a Dunkerque, produciamo i trattori della Serie M7, quelli per intenderci che arrivano ai 180 CV ma tutti gli altri modelli agricoli di potenze inferiori li costruiamo in Giappone.

Avevate l’obiettivo di raggiungere il 10% del mercato europeo con il settore agricoltura e giardinaggio; a quanto state ora?

Il nostro 10% è legato al mercato potenziale e che va da 0 a 180 CV e in questo momento senza modelli isodiametrici e senza cingolati siamo intorno all’8%, a due punti di distanza dal target. Secondo me sarà relativamente semplice raggiungerlo quando Kubota ci fornirà i modelli che stiamo aspettando.

Mi può spiegare meglio a cosa si riferisce?

Stiamo aspettando due importanti novità: la prima riguarda l’inserimento a catalogo dei trattori utility marchiati Farmtrac, prodotti dalla società indiana Escort acquistata qualche anno fa da Kubota Corporation, oggi Escort Kubota. Si tratta di un’azienda che produce oltre 100.000 trattori l’anno con potenze tra 0 e 120 CV. In Italia noi già distribuiamo i modelli EK (Escort Kubota) fino ai 30 CV e in livrea arancione ma dal 1° gennaio di quest’anno abbiamo in carico anche i modelli tra i 60 e i 100 CV in livrea blu (per il momento) che inizieremo a distribuire sul mercato nella seconda parte dell’anno. Nel 2027 vedremo se «vestirli» in arancione; entriamo quindi decisamente nell’area dei prodotti basici molto richiesti dal mercato. La seconda novità sarà negli speciality crops (trattori per frutteto e vigneto).

Perché Kubota non produce trattori oltre i 180 CV di potenza visto che il mercato li sta chiedendo?

Secondo il mio punto di vista Kubota non vede futuro in questa direzione. La Kubota ha comprato anni fa la norvegese Kverneland, costruttrice di attrezzature ad alto contenuto tecnologico che per molti prodotti richiede l’abbinamento a trattori di alta potenza. In quegli anni la tendenza era chiara e infatti Kubota ha anche realizzato ma mai usato un motore 4 cilindri da 5 litri di cilindrata e successivamente, di derivazione da questo propulsore, un altro a 6 cilindri da 7,5 litri proprio con l’idea di produrre trattori di alta potenza. Negli ultimi anni, però, l’approccio dei decisori giapponesi è cambiato. La tendenza ora è quella di andare verso tecnologie robotiche con un’automazione sempre più spinta. La scommessa dei manager si basa sull’introduzione di sciami di macchine autonome che lavorano piccole parcelle di terreno assieme. Francamente se mi dicessero che è allo studio un M8 a me farebbe molto piacere ma l’introduzione delle nuove
tecnologie è molto più vicina di quanto si pensi.

Macchine da raccolta? Inutile pensarci?

Da un’azienda che realizza tra i 2 e i 3 miliardi di utili ogni anno ci possiamo aspettare di tutto e investimenti in ogni direzione ma in realtà credo che questa opzione non sia contemplata nei pensieri dei manager giapponesi. L’Europa è un mercato complesso e già molto affollato per quel tipo di prodotto per il quale serve anche preparazione e soprattutto un piano costante e a lungo termine di investimenti prima per realizzare le macchine e poi per tenerle aggiornate.

Distribuzione delle attrezzature; continua il rapporto con Kverneland Group?

Sì, Kvernaland Group continua a vendere le attrezzature nei colori rosso attraverso il suo canale di distribuzione e arancione tramite la rete Kubota.

 

L’intervista completa “Kubota: freno all’alta potenza, sì alla robotica”
di Marco Limina è pubblicata sul n. 4/2026 di MAD – Macchine agricole domani.

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