Il metabolismo proteico della vacca da latte, rispetto a quello energetico, presenta due differenze fondamentali.
La prima riguarda l’efficienza di utilizzazione: per sua natura la vacca è molto più efficiente nell’utilizzare l’energia rispetto alla proteina ingerita.
La seconda differenza riguarda la gestione del mancato bilanciamento nutrizionale: mentre un surplus energetico viene facilmente reindirizzato verso i tessuti adiposi, un eccesso proteico non è facilmente immagazzinabile nei tessuti corporei, per cui viene eliminato rapidamente nelle urine e nelle feci e in minima parte nel latte.
Per efficienza azotata della vacca da latte si intende il rapporto tra l’azoto contenuto nel latte e l’azoto ingerito con la dieta, espresso in percentuale. La letteratura scientifica indica come l’efficienza di utilizzo dell’azoto da parte della vacca da latte possa variare da valori inferiori al 20% fino a punte del 43%.
Mentre il rimanente 57-84% dell’azoto viene escreto con le deiezioni (approssimativamente metà con le urine e metà con le feci).
Questi elementi evidenziano la necessità e l’importanza di attuare strategie nutrizionali che mirino a ottimizzare l’utilizzo della componente proteica per soddisfare i fabbisogni delle vacche, riducendo al minimo i surplus, senza penalizzare la produzione.
Alti valori di efficienza azotata indicano una migliore conversione dell’azoto contenuto nella dieta in azoto proteico nel latte e una bassa escrezione di azoto nell’ambiente attraverso urine e feci.
Per contro, bassi valori di efficienza azotata indicano grandi quantità di azoto non utilizzate per la produzione e perse attraverso feci e urine.
Una ridotta efficienza azotata è generalmente associata a tre distinte criticità: la prima di ordine economico, legata a un aumento dei costi di alimentazione (essendo la proteina uno dei componenti più costosi della razione); la seconda di ordine ambientale, dovuta a un aumento del rischio di emissioni di ammoniaca e perdite di azoto nell’ambiente; e la terza di tipo fisiologico, poiché un eccesso di azoto oltre determinati livelli può causare problemi di salute negli animali (a volte molto gravi).
Massimizzare l’efficienza azotata deve essere quindi uno degli obiettivi strategici da perseguire per ogni azienda zootecnica da latte.
Tratto dall’articolo che verrà pubblicato su L’Informatore Agrario n. 07/2026
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