Operativa da gennaio la Cun grano duro

cun grano duro

Dopo una fase sperimentale durata un paio di anni, il Masaf ha ufficializzato che dal 16 gennaio scorso è operativa la Commissione unica nazionale (CUN) per l’individuazione del prezzo indicativo del grano duro di produzione nazionale.

Come funziona la Cun grano duro

Leggendo il regolamento, il funzionamento della Cun assomiglia in tutto e per tutto a una commissione prezzi, così come la conosciamo dalle diverse Borse merci di riferimento (Bologna e Foggia), ma con alcune particolarità, come il supporto tecnico e di segreteria di Borsa merci telematica italiana (Bmti), incaricata di diverse funzioni quali la raccolta dati, la gestione delle riunioni (che si terranno ogni lunedì) e soprattutto di fungere da interfaccia con il Masaf per il coordinamento delle – non meglio specificate – attività istituzionali.

Meccanismo complesso

Si tratta di un meccanismo complesso, che prevede l’intervento di più soggetti con ruoli diversi, ma talvolta sovrapponibili, che termina con la pubblicazione di un verbale delle riunioni della Cun che dovrebbe (almeno immaginiamo) avere valenza di listino.

Qualche interrogativo su listini e contratti

Le principali Organizzazioni professionali agricole, tra cui Cia – Agricoltori italiani e Coldiretti, guardano con favore all’avvio della Commissione. Tuttavia, emergono interrogativi sulla metodologia utilizzata.
Le tradizionali commissioni prezzi elaborano i listini in base ai contratti realmente stipulati nella settimana precedente, presentati da venditori e acquirenti.
La Cun, invece, si fonda su una contrattazione descritta come «sindacale», priva di obbligo di esibire contratti già firmati.
Questa impostazione, secondo gli operatori, rischia di allontanarsi dalla fotografia del mercato reale. Inoltre, rimane aperta la questione del contraddittorio: senza documenti contrattuali, risulta meno chiaro come le parti possano confrontarsi in modo trasparente e verificabile.

Le dinamiche commerciali

Le differenze strutturali tra aree produttive italiane pongono ulteriori sfide. In questo periodo, ad esempio, il prezzo del grano duro “fino” presenta scostamenti significativi tra Foggia e Bologna, con una forbice di alcune decine di euro a tonnellata. Le dinamiche industriali della Pianura Padana e del Tavoliere infatti seguono logiche molto diverse.
A ciò si aggiunge la situazione della Sicilia, regione storicamente esportatrice verso il resto d’Italia, che sopporta costi di trasporto elevati. Inoltre, il Paese continua a presentare un deficit di approvvigionamento pari a circa il 40% del fabbisogno industriale. Di conseguenza, risulta complesso “disaccoppiare” il prezzo della materia prima nazionale da quello dei prodotti esteri.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 2/2025
Operativa da gennaio la Cun grano duro
di H. Lavorano
Per leggere l’articolo completo abbonati a L’Informatore Agrario