Previsioni vendemmiali del Triveneto: previsti 13 milioni di quintali di uva

valpolicella

Per fare il frutto ci vuole l’albero. Ma per raccogliere il frutto è necessario l’intervento dell’uomo. La compagine viticola sta preparando un piano anti-Covid19 per far fronte al problema della manodopera in campo per la raccolta vendemmiale 2020, elemento che in questo momento preoccupa il comparto, viste le restrizioni nei flussi di persone provenienti da oltre confine.

In attesa dell’imminente introduzione (da parte del Governo) di strumenti snelli che consentano di assumere lavoratori periodici, italiani e stranieri, Veneto Agricoltura ha reso noti i dati delle previsioni vendemmiali elaborati grazie al contributo del Centro di ricerca per la Viticoltura (Crea) di Conegliano (Treviso), Regione Veneto, Avepa, Arpav, accompagnati, in questa occasione, dalla Provincia Autonoma di Trento e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

Il Veneto potrebbe raggiungere i 13 milioni di quintali di uve, confermando tempi di raccolta in linea rispetto all’annata agraria precedente. Il Friuli Venezia Giulia arriverà a 2,8 milioni di quintali, mentre la provincia di Trento si attesta su 1,23 milioni di quintali.

La vendemmia di Chardonnay e Pinot grigio avverrà intorno rispettivamente al 19 e 23 agosto. Seguirà il Merlot, dal 10 settembre. Le varietà Corvina e Glera saranno raccoglibili rispettivamente dal 14 e 16 settembre. Invece, dal 19 settembre sarà pronta anche la Garganega.

I quantitativi di raccolta segnano, rispetto al 2019, un decremento rispettivamente del 15-20% per il Pinot Grigio; la varietà Glera oscillerà tra il -5% e il +2%. Aumenta del 5-10% la Garganega; anche la Valpolicella segna un +5% e il Merlot +10%.

In linea generale, l’andamento meteo del Nordest ha segnalato scarse precipitazioni invernali, un inverno mite con caldo precoce in primavera, seguito dal ritorno del freddo nella seconda parte di marzo, lo squilibrio tra carenza e concentrazione di pioggia, tipico del cambiamento climatico. Le temperature hanno subito un forte calo alla fine di marzo, segnando uno spartiacque tra le varietà precoci che avevano già germogliato e quelle tardive che, viceversa, hanno subito ritardi nel germogliamento. Una partenza tormentata dal fattore termico che ha amalgamato questa differenziazione iniziale durante la successiva fase di fioritura, grazie a temperature mitigate.

Dal 20 di giugno le temperature sono poi aumentate, con una prima (e finora unica) ondata di calore a cavallo tra luglio e agosto. Le temperature vanno pari passo con le precipitazioni, costanti e continue tra aprile e metà giugno. Questo non ha creato problemi fitosanitari, ma ha generato un esubero di vegetazione, rendendo necessari più cicli di cimatura: la pianta ha avuto maggiore disponibilità idrica e temperature ottimali per continuare a vegetare. La pioggia è tornata tra luglio e agosto, fase nella quale la vite non trae vantaggio dall’acqua ma preferirebbe terminare la maturazione dell’uva in condizione di carenza idrica.

Qualche difficoltà per il Pinot grigio che presenta minor fertilità delle gemme, oltre alle problematiche di germogliamento dovute ai problemi di ordine idrico, dalle scarse sostanze di riserva presenti negli apparati radicali, dagli effetti residui delle grandinate, dagli eccessi produttivi del 2019 e, infine, dalla gelata primaverile del 2017.

Lo stato meteorologico potrebbe influenzare l’esito finale della vendemmia 2020. Da qui in avanti, l’uva avrà bisogno di giornate di sole e appropriate escursioni termiche nel rapporto giorno-notte, agenti esterni che consentiranno la piena maturazione del frutto. La stabilizzazione del meteo, unita all’assenza di piogge abbondanti, consentirebbero un perfetto decorso di una stagione climatica finora ideale, contraddistinta dalla buona salute fitosanitaria del vigneto.

Ilenia Cescon