Torna la protesta dei trattori. Perra (Coapi): c’è la volontà di creare un modello sindacale alternativo

Il 24 gennaio la pacifica manifestazione di protesta nel centro di Padova del Coapi (Coordinamento Agricoltori Pescatori Italiani, di cui uno dei portavoce nazionali è Angelo Distefano) forse non ha avuto gli esiti che speravano gli organizzatori in termini di partecipazione agricola, anche a causa del maltempo. Quattro trattori ed un centinaio di agricoltori e consumatori hanno sfilato assieme per le vie del centro della città.

Matteo Perra

Conclusa la mobilitazione a Padova (che ha visto tra i portavoce locali del Coapi anche Mauro Beccari) si pensa già alle prossime iniziative.

Alcuni movimenti agricoli – a quanto apprendiamo –  avrebbero già cerchiato in rosso la data del 4 febbraio  e quindi i trattori potrebbero tornare a presidiare Verona in occasione di Fieragricola. La notizia però non ci viene confermata da  Matteo Perra, una delle voci e dei volti più giovani di questa nuova ondata di protesta in Veneto del Coapi. «Posso solo dire – ci dichiara – che la nostra mobilitazione continua ad oltranza».

Perra – giovane agricoltore con un’azienda situata tra le province di Vicenza e Verona e studente universitario a Brescia, già attivo nelle mobilitazioni del 2024 – rappresenta quella generazione che vede nel Coapi la strada per un modello sindacale nuovo.

Perra, lei ha solo 22 anni ma è già un veterano della protesta. Cosa la spinge alla mobilitazione?

La passione e la necessità di difendere il nostro futuro. Gestisco una piccola azienda tra Vicenza e Verona; coltiviamo cereali, foraggi e abbiamo vitigni; mi dedico anche all’allevamento avicunicolo e al recupero di razze antiche. In passato allevavo ovicaprini, ma tra l’emergenza lingua blu e i controlli sempre più serrati, uniti a una crisi profonda della carne ovina, sono stato costretto a vendere i capi. Ho vissuto sulla mia pelle cosa significa veder sparire un pezzo della propria azienda per colpa di una filiera che non ti tutela. La base è stanca, La precedente iniziativa di Verona del 19 gennaio è stata solo l’inizio.

Oggi il fronte degli indipendenti è diviso tra Coapi e CRA-Agricoltori Traditi. Non crede che questa frammentazione indebolisca la protesta?

È vero, oggi ci sono due coordinamenti distinti. Tuttavia, siccome le battaglie sono comuni, io spero che un giorno si possa essere tutti uniti, mantenendo l’identità dei singoli movimenti ma agendo con un fronte comune. Il modello, a mio avviso (parlo a titolo personale) dovrebbe essere quello della Via Campesina, una piattaforma internazionale che unisce tanti movimenti che hanno la propria autonomia ma sono uniti dalla volontà di creare un’alternativa a un asset sindacale che da troppi anni tutela l’agroindustria e non i produttori. Parlo di un modello, di un’aspirazione personale, non entro nel merito delle sigle italiane che aderiscono a la Via Campesina.

Siete molto critici verso il Governo. Cosa chiedete nello specifico al ministero dell’Agricoltura?

Aspettiamo risposte importanti da tre anni: tracciabilità dell’origine in etichetta, un giusto prezzo e lotta alla concorrenza sleale. Invece, vediamo un governo che vuole spingere a tutti i costi sull’accordo Mercosur, che per noi sarebbe il colpo finale. Anche il Piano Mattei ci preoccupa: temiamo diventi un’altra fonte di concorrenza sleale estera. Il ministro a Verona dovrà spiegarci perché, nonostante si professino vicini al settore, la realtà è che le nostre imprese non vengono rispettate.

Quali sono i dati che più vi allarmano in questo inizio di 2026?

La mancanza di redditività è drammatica. Negli ultimi due mesi il prezzo del latte è crollato di oltre il 30% a causa della pressione estera, mentre i costi di produzione restano altissimi. Al supermercato il consumatore trova prezzi elevati, ma alla produzione restano briciole. Chiediamo reciprocità: se si fanno accordi di libero scambio, gli standard devono essere uguali per tutti. Il cibo e la salute dei cittadini non sono merce di scambio.

G.Me.