Pomodoro: senza accordi rapidi il 2023 è a rischio

Nei giorni scorsi sono stati resi noti i dati conclusivi della raccolta della campagna del pomodoro da industria 2022, con un –10% di prodotto raccolto e trasformato che dovrebbe mantenere l’Italia al terzo posto tra i Paesi produttori di pomodoro da industria, dopo gli inarrivabili Stati Uniti (poco meno di 100 milioni di quintali di pomodoro trasformato) e la Cina, che dopo il calo del 2021 sembra aver rialzato la testa oltre le previsioni (62 milioni di quintali, +29% sul 2021).

Ma la vera incognita è il futuro, con le imprese schiacciate tra costi di produzione crescenti, crisi economica, guerra e calo dei consumi alimentari.

Produrre pomodoro da industria nel 2022 sembra possa essere costato mediamente 3.500 euro in più all’ettaro, in molti casi complessivamente ben oltre gli 11.000 euro/ha. Non raggiungere certe rese all’ettaro significa pagare per lavorare. Molti produttori, in assenza di accordi chiari e condizioni adeguate, potrebbero scegliere la strada meno rischiosa dei cereali.
Per il prossimo anno la strada non può che essere quella di un accordo rapido, di prospettiva, da chiudere evitando i ritardi e i balletti sui prezzi visti negli ultimi mesi, con quello che era impossibile in fase di trattativa che diventava realizzabile in fase di consegna.

L’alternativa è il ridimensionamento degli ettari investiti e delle produzioni – lo scenario, come accennato, che si sta registrando per altre coltivazioni a elevata intensità di anticipazioni colturali e ad alto rischio perdite – e la scelta di piani colturali meno onerosi. Sperando che finalmente si ricostituiscano adeguate riserve idriche, presupposto fondamentale per poter produrre pomodoro.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 36/2022
Pomodoro: nel 2022 in Italia un raccolto quasi «miracoloso»
di L. Bazzana
Per leggere l’articolo completo abbonati a L’Informatore Agrario