
Cristiano Fini è stato confermato all’unanimità presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani. Imprenditore vitivinicolo di Castelfranco Emilia, nel Modenese, 54 anni, è stato rieletto il 7 maggio dalla IX Assemblea elettiva «Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro», riunita a Roma all’Auditorium Antonianum.
Fini è alla guida dell’organizzazione dal 2022, dopo essere stato presidente regionale di Cia Emilia-Romagna dal 2018 e, precedentemente, di Cia Modena.
«Ringrazio tutti per la fiducia e accolgo questa riconferma con grande orgoglio e profonda responsabilità», ha dichiarato Fini subito dopo la rielezione. «In un tempo segnato da guerre, crisi climatiche e tensioni economiche globali, l’agricoltura non è un settore marginale, ma un pilastro della sicurezza nazionale, della coesione sociale e del futuro del Paese». Il presidente ha quindi rilanciato la necessità di un cambio di paradigma: «Chiediamo che l’agricoltura sia considerata un vero asset strategico, perché la sovranità alimentare è la base della libertà di un popolo: un popolo che non può sfamarsi è un popolo ricattabile».
Oggi «le sfide sono enormi – ha aggiunto Fini – ma la nostra mission è trasformare la paura in energia per il cambiamento e difendere gli agricoltori come garanti di cibo, sentinelle della qualità, custodi dei territori e architetti del futuro del Paese». Con l’obiettivo di «costruire un’Italia in cui restare in campagna non sia una condanna, ma una scelta degna e orgogliosa per le nuove generazioni». Nella sua relazione, il presidente di Cia ha affrontato più punti e questioni, delineando le principali direttrici di intervento dell’organizzazione.
Agricoltura vittima dei conflitti internazionali
Lo scenario internazionale, ormai, è una vera e propria «tempesta permanente». Dopo la guerra in Ucraina, il dramma della Striscia di Gaza e l’escalation sempre più pericolosa in Medio Oriente, il mondo si trova ostaggio di nuovi ricatti energetici sullo Stretto di Hormuz, con pesanti ripercussioni sugli equilibri economici globali. Un contesto che, come evidenziato dall’allarme Fao, rischia di spingere oltre 45 milioni di persone in una condizione di insicurezza alimentare acuta, colpendo duramente imprese, famiglie e sistemi produttivi. «L’agricoltura è il primo settore a subire le onde d’urto dei conflitti – ha ricordato Fini. Gasolio agricolo alle stelle (+100%), fertilizzanti fuori controllo (urea +43% e solfato di ammonio +20%) e un’impennata dei costi lungo tutta la filiera». Per questo, a livello comunitario servono risposte rapide, forti e straordinarie, come durante il Covid. Sui fertilizzanti, occorrono sostegni diretti già dal 2026, sospensione dei dazi all’import, revisione del Cbam che rischia ulteriori costi, più controllo contro le speculazioni, sblocco del digestato oggi frenato da vincoli normativi. Mentre sul fronte energetico, c’è bisogno di strumenti eccezionali anche oltre i vincoli del Patto di stabilità, acquisti comuni per ridurre i prezzi e priorità all’agricoltura, escludendo la produzione alimentare da ogni ipotesi di razionamento.
«La sicurezza alimentare europea va tutelata con politiche coraggiose e coordinate – ha evidenziato il presidente di Cia – riconoscendo il settore primario come infrastruttura essenziale della stabilità economica, sociale e democratica del continente».
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