Contoterzisti «a secco» sul gasolio agricolo

gasolio agricolo
Gianni della Bernardina
Gianni Dalla Bernardina, presidente Cai Agromec

L’esclusione degli agromeccanici dal decreto-legge del 18 marzo 2026, n. 33 «Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali», entrato in vigore il 19 marzo scorso, ha lasciato l’amaro in bocca. È noto come la continua evoluzione della categoria abbia spinto le aziende del settore verso ingenti investimenti in tecnologia e formazione del personale; una trasformazione inevitabile ma che ora deve fare i conti con l’impennata del prezzo del gasolio agricolo a seguito della crisi dell’area mediorientale.
Ne abbiamo discusso recentemente con Gianni Dalla Bernardina, presidente da 8 anni di Cai Agromec, la Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani.

Presidente, il decreto legge ha previsto sostegni per i settori degli autotrasporti e ittico, ma non ha preso in considerazione la vostra categoria; cosa chiedete?

Ringraziamo il Governo per la riduzione delle accise, ma dinanzi agli aumenti conseguenti al conflitto in corso, il provvedimento è stato superato senza avere potuto manifestare i suoi benefici effetti. Più che una sospensione delle accise – che per il gasolio agricolo incidono per meno di 15 centesimi/L – chiediamo al Governo di intervenire sulla leva fiscale per consentire alle imprese di assorbire gli aumenti e riposizionarsi sul mercato.

Quanto è oggi, 24 marzo, il prezzo del gasolio?

Oggi, mentre stiamo parlando, siamo sopra l’euro e precisamente a 1,40 euro/L compreso di Iva che è al 10%. È chiaro però che stiamo vivendo una fase in cui il mercato è a dir poco schizofrenico, con variazioni repentine in base alle dichiarazioni o meno di azioni militari o di tregue. Proprio ieri, 23 marzo, ad esempio, dopo l’annuncio a metà giornata della sospensione delle ostilità per cinque giorni, il prezzo del barile di petrolio è crollato per poi risalire leggermente nel tardo pomeriggio e questa mattina.

Anche voi quindi chiedete al Governo lo strumento del credito d’imposta?

Non vediamo altra strada. Però c’è un aspetto del quale dobbiamo tenere conto. Il credito d’imposta in agricoltura è di difficile applicazione in quanto la stragrande maggioranza delle aziende agricole va a reddito domenicale, mentre la nostra categoria potrebbe avvantaggiarsi maggiormente da questo provvedimento, a nostro avviso l’unico utile; ma in questa partita, al momento, siamo stati lasciati un po’ soli.

Di Marco Limina
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