Agrilevante si conferma Fiera del Mediterraneo

Agrilevante 2023

Agrilevante chiude l’edizione 2023 con presenze in crescita rispetto alle precedenti confermandosi come fiera di riferimento per l’agricoltura del Sud Italia e dell’area mediterranea.

I quattro giorni della rassegna, svoltasi a Bari dal 5 all’8 ottobre, hanno visto la presenza di 350 case costruttrici di macchine e tecnologie per seminativi, colture specializzate, zootecnia e bioenergie, delle quali 50 estere provenienti da 20 Paesi. I visitatori di questa edizione sono stati 94.900, un numero che supera del 18% quello raggiunto nell’edizione 2019, prima della pausa dovuta all’emergenza Covid.

In crescita anche i visitatori esteri, provenienti da oltre 60 Paesi, che raggiungono il numero di 4.050, con un incremento del 14% rispetto all’edizione precedente.

Missione rispettata

«La rassegna ha rispettato in pieno la propria missione – ha dichiarato la Presidente di FederUnacoma Mariateresa Maschio – quella cioè di offrire alle imprese agricole del Mezzogiorno tecnologie di nuova generazione per essere sempre più competitive e sostenibili, e nello stesso tempo quella di suggerire ai Paesi dell’area Mediterranea standard produttivi migliori e modelli di agricoltura più efficienti».

Se il mercato delle macchine agricole è in crescita in tutta l’area mediterranea, come confermato dagli oltre 1.200 incontri d’affari svoltisi nel padiglione dell’Agenzia ICE, lo stesso non si può dire per il nostro Paese: «sull’andamento del mercato nazionale pesano, oltre all’incertezza economica e all’aumento dei prezzi e dei tassi di interesse – ha detto la presidente – anche la riduzione degli incentivi pubblici per l’acquisto delle macchine agricole».

 

Olivo e grano duro al centro degli eventi de L’Informatore Agrario

Olivo e grano duro, colture d’elezione per il Sud Italia, sono state protagoniste di due eventi organizzati da L’Informatore Agrario ad Agrilevante.

Per quanto riguarda l’olivo quest’anno l’attenzione è focalizzata sui prezzi all’origine: «mai così in alto, con valori per l’olio evo di 9 euro/kg – ha evidenziato Tiziana Sarnari, analista di mercato di Ismea – in un contesto produttivo però tendenzialmente in calo e soggetto a un’eccessiva variabilità che va oltre la normale alternanza».

«L’incertezza, il rischio e la volatilità sono ormai fattori strutturali – ha aggiunto Angelo Frascarelli, economista agrario dell’Università di Perugia – e sebbene la nuova pac offra delle opportunità molto interessanti per l’olivicoltura tramite due ecoschemi che premiano soprattutto gli oliveti tradizionali, resta fondamentale diversificare le attività aziendali, ammodernare gli impianti mirando alla riduzione dei costi di produzione e puntare sulla difesa attiva e passiva delle proprie colture».

Dalla Tavola Rotonda, che ha visto la partecipazione di Enzo Perri, direttore del Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura ed Agrumicoltura del CREA, Salvatore Camposeo, docente di Arboricoltura dell’Università degli di Bari, Alessandro Leone, docente di Meccanica Agraria dell’Università degli Studi di Bari e Benedetto Fracchiolla, olivicoltore e Presidente di Finoliva Global Service, è emerso chiaramente come per l’olivicoltura italiana le innovazioni tecnologiche ed agronomiche rappresentino l’unica via per uscire dall’impasse produttiva, senza rinunciare a qualità e legame con il territorio, caratteri sempre più ricercati dai consumatori.

Prezzi inferiori alle aspettative con prospettive di recupero nel breve e medio periodo ancora incerte, unite a domanda nazionale statica e importazioni massicce di prodotto estero, stante anche la bassa qualità del raccolto nazionale, sono le criticità attuali per il grano duro evidenziate da Herbert Lavorano, esperto di mercato delle commodity. Problematiche in parte congiunturali e in parte ormai strutturali, risolvibili solo con il ricorso all’innovazione tecnologica e alle tecniche di agricoltura conservativa, come sottolineato da Paola d’Antonio, docente presso l’Università della Basilicata e da Michele Rinaldi, ricercatore del CREA-CI di Foggia.

In sostanza, se da una parte l’agricoltura di precisione permette per il grano duro un risparmio di costo nell’impiego di fertilizzanti azotati anche del 20%, dall’altra le tecniche conservative, sul medio-lungo periodo, permettono di ridurre i costi di produzione migliorando al contempo la struttura del suolo, a tutto vantaggio delle rese.