Perchè si allevano il 160% di vitelle, ma solo l’80% arriva al parto

Negli allevamenti da latte italiani emerge un dato sorprendente: il numero di vitelle nate vive è pari al 160% delle manze realmente necessarie per mantenere stabile la mandria. In altre parole, ogni allevatore alleva in media una volta e mezza le manze di cui avrebbe bisogno.

Un’eccedenza che solleva più di una riflessione, soprattutto in una fase in cui i costi di produzione e gli spazi disponibili rappresentano due criticità sempre più sentite.

Il primo punto riguarda infatti i costi di rimonta, inevitabilmente legati al numero di manze allevate. A maggiori capi corrispondono maggiori spese, dalla gestione alimentare alla sanità, fino all’occupazione di superficie. E proprio gli spazi rappresentano il secondo nodo: allevare più manze del necessario aumenta il rischio di sovraffollamento e di conseguenti difficoltà nel garantire adeguati livelli di benessere animale.

Rimane poi un interrogativo aperto: dove finiscono tutte queste femmine?

Nonostante alcuni allevamenti vendano manze all’esterno e altri siano in fase di crescita, queste dinamiche non bastano a giustificare i numeri medi registrati. La discrepanza suggerisce che una parte significativa delle vitelle non arriva mai a diventare vacca adulta.

Due punti critici: il percorso dalla nascita al primo parto

Già nel 2008 uno studio condotto su 200 allevamenti della provincia di Bergamo aveva evidenziato un’importante criticità: solo il 70% delle vitelle nate vive arrivava al primo parto. Un dato considerato migliorabile e che, secondo rilevazioni più recenti, ha mostrato progressi, pur con margine di miglioramento: oggi mediamente l’80% delle vitelle raggiunge la prima lattazione, mentre gli allevamenti meglio organizzati arrivano al 90%.

Un risultato in linea anche con lavori internazionali, come i dati USA che riportano una media del 79%.
Nonostante questi progressi, il quadro complessivo non risulta ancora coerente. Per questo motivo è stato condotto un nuovo studio.

Il nuovo studio: dati sorprendenti da 50 grandi allevamenti

L’analisi ha preso in esame 50 archivi aziendali di allevamenti di pianura di grandi dimensioni, con una media di 500 vacche adulte (da un minimo di 200 a un massimo di 1.200). Grazie all’elaborazione effettuata con Dairy Comp, sono stati rilevati:

  • il numero di parti delle primipare nell’ultimo anno;
  • il numero di primipare uscite dall’allevamento;
  • la percentuale di perdite sul totale dei parti.

 

Tratto dall’articolo che verrà pubblicato su L’Informatore Agrario n. 05/2026

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