La perfezione in trincea? Solo con queste regole

La gestione ottimale della trincea, con riduzione al minimo delle perdite qualitative e quantitative, è un obiettivo raggiungibile solo se: si prevede in anticipo la velocità di avanzamento del fronte, si gestiscono al meglio fasi di riempimento e compattazione, si sigilla in modo perfetto la trincea e si mantiene per un periodo adeguato il silo chiuso a fermentare.

Se condotto in modo impeccabile l’insilamento è in grado di assicurare un’efficienza alla conservazione dei foraggi che non ritroviamo con nessuna altra tecnica.

L’insilato si realizza creando un ambiente il più anaerobico possibile secondo differenti modalità operative, che prevedono la chiusura ermetica della massa. Fino a che queste condizioni vengono mantenute il prodotto rimane stabile e le sue caratteristiche nutrizionali rimangono invariate.

Per questo la durata della chiusura del silo è determinante nel ridurre le cariche di microrganismi che potenzialmente possono degradare l’insilato. Muffe ed enterobatteri si riducono drasticamente dopo circa 50 giorni di conservazione. Per contro, i lieviti, maggiori responsabili delle prime fasi di deterioramento degli insilati, permangono più a lungo e la riduzione è tanto più lenta quanto più è elevato è la sostanza secca dell’insilato.

Quindi più breve sarà il periodo di conservazione a silo chiuso più complicata sarà la sua gestione durante il consumo.

Cosa succede se 1 kg di insilato deteriorato finisce nel carro

Se introducessimo nel carro, assieme a 10 quintali di insilato perfetto, 1 kg di insilato deteriorato con una carica di lieviti pari a 108 , ufc/g causeremmo un innalzamento della carica di lieviti dell’intera massa contenuta nel carro di oltre 100 volte e l’insilato scaricato in mangiatoia avrebbe una carica di lieviti pari a 100.000/g.

Normalmente un insilato con elevate cariche di lieviti nasconde al suo interno anche una grande quantità di muffe (magari non ancora visibili) e di batteri anaerobi e aerobi che si stanno moltiplicando. Uno studio americano ha evidenziato che alimentare le vacche includendo nella razione parti di insilato deteriorato pur influenzando solo minimamente l’assunzione di sostanza secca, causava una perdita di oltre 1 kg di latte per capo al giorno.

 

 

Tratto dall’articolo pubblicato sul supplemento a L’Informatore Agrario n. 37/2019
La perfezione in trincea? Solo con queste regole
di E. Tabacco, F. Ferrero, G. Borreani
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