Controllo delle mastiti e uso sostenibile dei farmaci, si può fare

Recenti indagini (Adas 2015) hanno dimostrato come il controllo delle mastiti attraverso il miglioramento della routine di mungitura e la terapia in asciutta ha un rapporto costo/beneficio estremamente favorevole per quanto riguarda l’impatto ambientale.

Ma se le misure di controllo e di mitigazione sono così efficaci sia per promuovere la sanità animale sia per la riduzione dell’impatto ambientale, perché porre le limitazioni che conosciamo per quanto riguarda i trattamenti antibiotici?
Inoltre, dato che non possiamo eludere tali limitazioni, possiamo ottenere una riduzione dell’impatto ambientale, non aumentando i costi produttivi e non riducendo la salute e il benessere delle nostre bovine?

La risposta alla prima domanda è semplice: l’antimicrobico resistenza è un problema grave per la salute umana e in un’ottica di One Health (una sola salute) va affrontato da tutte le componenti, allevamenti inclusi. Alla seconda domanda ci soffermiamo su quanto osservato negli allevamenti monitorati dopo diversi anni di applicazione del protocollo per la terapia selettiva alla messa in asciutta che, generalmente, viene chiamato «protocollo Lombardia».

Riportiamo sinteticamente i risultati ottenuti da tre diversi allevamenti che applicano tale protocollo da ormai tre anni. Questi allevamenti hanno un numero di vacche in lattazione compreso tra 220 e 360 e, nei tre anni, hanno mediamente trattato tra il 29 e il 61% delle bovine alla messa in asciutta.

Nel grafico è stata riportata la frequenza di quarti infetti nel post-parto (analisi microbiologica entro 15 giorni dal parto) suddivisa in base al fatto che le bovine siano state trattate o meno alla messa in asciutta.

I dati mostrano come la prevalenza delle infezioni sia molto simile sia nelle bovine trattate sia in quelle in cui è stato applicato il solo sigillante alla messa in asciutta.

Complessivamente la frequenza delle infezioni è bassa rispetto a quanto atteso con valori compresi tra il 10 e il 20%.

Questo dimostra come una corretta gestione igienico-sanitaria degli animali e l’applicazione di un protocollo razionale per la terapia selettiva alla messa in asciutta non determina un peggioramento della situazione sanitaria e del benessere degli animali, permettendo, in prospettiva, di ridurre i costi produttivi e l’impatto ambientale.

Questi dati positivi vengono ulteriormente confermati dalla frequenza di mastiti cliniche osservata nel primo mese dopo parto. Il rischio di avere un aumento delle mastiti cliniche quando si applichi la terapia selettiva alla messa in asciutta è quello che generalmente preoccupa di più gli allevatori e i veterinari.

I dati mostrano, senza ombra di dubbio, che tale timore è infondato quando si applichi un protocollo razionale e che le mastiti cliniche siano a livelli complessivamente inferiori al limite massimo accettabile (2% di mastiti cliniche/mese) e, dove tale livello viene superato, questo riguarda le bovine trattate con antibiotico alla messa in asciutta.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su Stalle da Latte  n. 5/2023
L’uso sostenibile dei farmaci non è più solo un’opzione
di A. Zecconi
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