Il Covid-19 deprime il prezzo del latte

mungitura

L’emergenza legata al coronavirus ha colpito anche il settore lattiero-caseario, che ha vissuto momenti di mercato piuttosto difficili con alcuni caseifici costretti, immediatamente dopo il blocco dell’attività di bar e ristoranti, a ritirare il latte dagli allevatori e a rimetterlo sul mercato a prezzi minimi, fino a 25 centesimi di euro al litro.

Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia e del Consorzio di tutela del Grana Padano, rileva come la chiusura della rete Horeca, da un lato, e lo spostamento delle preferenze dei consumatori verso l’acquisto di latte Uht, dall’altro, hanno determinato un surplus di latte fresco alimentare. A questi quantitativi si sono aggiunti quelli della mancata produzione di mozzarella, che veniva assorbita anch’essa in buona parte dalla rete Horeca.

Infine l’emergenza Covid-19 ha compromesso la capacità di lavorazione del latte dei caseifici a causa della carenza di manodopera dovuta al distanziamento sociale sui luoghi di lavoro e alle assenze per malattia, soprattutto, purtroppo, nelle zone a elevata densità produttiva (Lodi, Cremona, Bergamo, Brescia), generando un ulteriore appesantimento del mercato.

Gli effetti sui prezzi non si sono fatti attendere e le quotazioni da 36-37 centesimi di euro al litro sono crollate fino a un minimo di 25 centesimi nella settimana dal 16 al 20 marzo per poi risalire nella successiva a 27 centesimi e toccare i 30 centesimi di euro nei primi giorni di aprile.

Tuttavia, nonostante il leggero incremento, le quotazioni sono ancora al di sotto dei corsi pre-crisi, proprio in un momento in cui l’industria e gli allevatori si preparano alla contrattazione per la fissazione del prezzo del prossimo trimestre che si presenta piuttosto complicata.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 14/2020
Il mercato difficile di latte e formaggi
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