Varietà resistenti per il vigneto: è ora che entrino nelle denominazioni

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I consumatori pongono sempre di più la loro attenzione al rispetto di alcuni interessi fondamentali per l’uomo, come la tutela dell’ambiente. Negli ultimi anni il settore ha concentrato, per questo, il proprio impegno nella ricerca di metodi di viticoltura sostenibile a basso impatto ambientale, biologico in primis.

Questo scenario ha condotto anche i consorzi di tutela a riflettere sul futuro delle denominazioni di origine e a chiedersi quali possano essere le strade percorribili idonee ad accorciare le distanze tra il mondo produttivo e la platea dei consumatori.

Questa riflessione ha portato a valutare attentamente le proposte di riforma della Pac sull’impiego dei vitigni resistenti nella produzione dei vini di qualità.
I consorzi di tutela ritengono che la ricerca sulle varietà resistenti non debba fermarsi, bensì debba passare dal laboratorio e dai campi sperimentali al vigneto per valutare in concreto l’impatto di tali vitigni sulla qualità dei prodotti a origine.
Solamente attraverso la sperimentazione in campo – fino a un massimale del 10% della base ampelografica e su decisione di ogni singola do – sarà possibile valutare in concreto i benefici derivanti dal loro uso, in termini di riduzione dei trattamenti chimici e di resistenza alle malattie come peronospora e oidio, e misurare gli eventuali effetti negativi sulla qualità e sul gusto del prodotto, la cosiddetta tipicità.

Come nel passato, quando i produttori europei e italiani furono costretti a innestare la Vitis vinifera sulle diverse viti americane di fronte alle distruzioni provocate dalla fillossera, anche oggi vanno valutate tutte le possibili soluzioni idonee a salvaguardare il nostro patrimonio viticolo e, non meno importante, la salute del nostro pianeta. Sarebbe, a nostro avviso, un grave errore di strategia, e soprattutto morale, non esplorare e valutare attentamente le possibilità che la ricerca ci offre nel campo del miglioramento genetico.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su Vite&Vino n. 2/2020
Varietà resistenti: è ora che entrino nelle do
di Riccardo Ricci Curbastro
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