Con nuovo decreto interministeriale Mef–Masaf, il Governo rende possibile la produzione di vini dealcolati in Italia. Si tratta di un passaggio atteso da anni dal settore vitivinicolo che permetterà alle cantine di effettuare in proprio i processi di dealcolazione, superando il ricorso obbligato a operatori esteri.
Produzione di vini dealcolati
Il decreto distingue tra:
- Esercenti impianti di dealcolazione (EID), cioè i piccoli produttori sotto la soglia dei 1.000 hL di vino annui;
- Depositi impianti dealcolazione (DID), che superano questo limite.
Inoltre, fissa le condizioni fiscali e amministrative per la gestione dell’alcol estratto, stabilendo che la produzione debba sempre avvenire in regime di deposito fiscale, previa licenza aggiornata ai sensi dell’articolo 28 del Tua.
Requisiti tecnici per i piccoli produttori
Il decreto prevede per i soggetti EID una serie di requisiti tecnici molto rigorosi:
- i processi di dealcolazione devono svolgersi in aree dedicate e delimitate dello stabilimento;
- presenza di un recipiente collettore in cui finisce l’alcol prodotto
- misuratori volumetrici di alcol e vino prodotti
- divieto di lavorazione dell’alcol in cantina
Obblighi per i grandi impianti di dealcolazione
Per i soggetti DID, il decreto introduce alcune semplificazioni procedurali ma mantiene un controllo doganale strutturato sull’accertamento dell’alcol prodotto. Inoltre, impone vincoli severi per evitare qualsiasi utilizzo improprio della materia prima ottenuta attraverso la dealcolazione.
Metodi autorizzati per la dealcolazione del vino
Sul piano tecnologico, il decreto conferma l’uso esclusivo delle tecniche di separazione fisica previste dal regolamento (UE) 1308/2013 e riconosciute dall’Organizzazione internazionale della vigna e del vino.
Tra queste rientrano:
- evaporazione sottovuoto;
- distillazione a coni rotanti;
- osmosi inversa.
I prodotti finali possono essere commercializzati come «vino dealcolato» (meno dello 0,5% vol.) o «vino parzialmente dealcolato», con gradazioni intermedie definite dai limiti comunitari.
Coordinamento tra autorità di controllo
Il decreto sancisce il coordinamento operativo tra Agenzia delle dogane e dei monopoli, Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi (Icqrf) e Guardia di finanza. Questo meccanismo punta a evitare sovrapposizioni e migliorare l’efficienza dei controlli.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 01/2026
Sì alla dealcolazione nelle cantine italiane
di M. Fino
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