Cimatura della vite, c’è chi dice no

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La gestione in verde comprende tutte quelle operazioni effettuate sulla copertura vegetale dal germogliamento alla vendemmia: degemmazione, scacchiatura, spollonatura, cimatura, palizzatura, sfemminellatura, defogliazione, diradamento dei grappoli.

Talune di queste pratiche sono obbligatorie, altre soggette a valutazioni che le possono far considerare, in certe situazioni, assolutamente opzionali. Tra quelle inevitabili vi è la gestione della parte apicale dei germogli produttivi che crescono con continuità durante la stagione.

Di regola, in epoca variabile, ma a partire dalla fioritura o quando i germogli hanno superato l’ultimo filo di contenimento e sostegno, tale necessità viene assolta tramite 2-4 cimature, tagli meccanizzati delle cime per ottenere una chioma efficiente, uniforme e ordinata, funzionale agli obiettivi produttivi.

L’alternativa dal passato

Non fu sempre così in un recente passato. Nelle aree impervie difficilmente transitabili con mezzi meccanici e, comunque, prima della meccanizzazione della cimatura, quella di coricare e arrotolare i germogli nella parte superiore della cortina vegetativa era un’opzione largamente utilizzata.
Sono degli anni 90 sperimentazioni relative a diverse tecniche di gestione al verde, in Piemonte, nella zona del Moscato d’Asti bianco, tra le quali il coricamento dei tralci sull’ultimo filo quale tecnica tradizionale, che nell’occasione confrontavano con la «rivoluzionaria» cimatura.
Una possibile alternativa alla cimatura è, quindi, un richiamo dal passato. È compiuta arrotolando le cime (sinonimi: coricamento dei tralci, accapannatura, cocciatura o accucciatura) e mantenendo l’integrità degli apici con un indirizzamento della vegetazione in fasci orizzontali decorrenti lungo il filare, rinunciando a interventi di taglio.

Cimatura vs arrotolamento

Se le viti vengono cimate si forma un gradiente acropeto di sviluppo dei germogli secondari.
Le gemme in prossimità del taglio riprendono la funzione della dominanza apicale, inibendo lo sviluppo nella zona dei grappoli. Poni e Giachino (2000) hanno evidenziato come nelle viti non cimate il gradiente di sviluppo delle femminelle lungo il germoglio principale sia invertito e queste si sviluppino più vicine alla fascia dei grappoli .
Uno degli effetti primari dell’arrotolamento dei tralci consiste nella limitazione della dominanza apicale, non per causa del taglio, ma per effetto della piegatura, che limita lo sviluppo vegetativo precocemente e riduce considerevolmente la produzione dei germogli secondari.
L’adeguato vigore all’interno della singola pianta e il minimo accrescimento di una nuova vegetazione favoriscono un bilancio più corretto tra attività fotosintetica e respiratoria dei germogli primari, che promuove l’impiego di maggiori quantità di zuccheri per i depositi solubili nelle bacche e per i depositi insolubili negli organi perenni. In questo modo si limita la competizione tra l’attività vegetativa e quella produttiva per l’attrazione delle sostanze nutritive, rispettando l’equilibrio dei rapporti ormonali, i quali decidono della dislocazione e collocazione degli zuccheri nella vite.

Le foglie mature sintetizzano polifenoli e ormoni, in particolare acido abscissico, che causano l’arresto vegetativo della pianta nel periodo dell’invaiatura, promuovendo la traslocazione degli zuccheri prodotti dalle foglie più apicali, che presentano il maggior tasso fotosintetico in questo periodo, solamente verso i grappoli.
Inoltre, le foglie principali, più ampie delle secondarie, in assenza di organi più giovani che le sostituiscano, mantengono più a lungo l’efficienza fotosintetica, ritardando i fenomeni di senescenza e portando alla piena maturità i grappoli in maniera più precoce, anche in situazioni climatiche più difficili.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su Vite&Vino n. 3/2020
Cimatura della vite, c’è chi dice no
di S. Pedò, R. Zanzotti, F. Haas, P. S. Pettarin, S. Demattè
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