Negli ultimi cinque anni la filiera del pomodoro ha dovuto affrontare una sfida molto importante: sono state infatti eliminate 52 sostanze attive e solo in alcuni casi queste sono state sostituite da nuove sostanze, sempre più specifiche e costose.
L’Osservatorio di Agrofarma ha certificato che negli ultimi 10 anni in Italia il volume degli agrofarmaci venduti è diminuito del 18% e quello dei principi attivi in esso contenuti del 24%.

Il problema del diserbo
Se per la corretta gestione di crittogame e insetti dannosi gli strumenti di difesa in mano ai coltivatori di pomodoro propongono ancora oggi una sufficiente gamma di scelte, per la gestione delle malerbe la situazione si è fatta parecchio complicata.
Con la revoca del metribuzin nel 2025 la situazione è diventata drammatica. Per contenere le dicotiledoni in pre-trapianto sono rimaste solo 2 sostanze attive specifiche, e in post-trapianto, se si escludono i prodotti utilizzabili solo con schermature, è rimasta solo una sulfonilurea.
Il nodo delle tempistiche
I tempi necessari per ottenere una nuova autorizzazione sono troppo lunghi, e in alcuni Paesi UE spesso vanno oltre ai tempi previsti dalle stesse norme.
Anche se nel nuovo pacchetto Omnibus pare che ci sia la volontà di semplificare la norma, la parte autorizzativa rimane di competenza degli Stati membri e i tempi di valutazione e autorizzazione inevitabilmente si allungano.
Le richieste del settore
Tempi che gli agricoltori non possono più attendere. È urgente una struttura valutativa organizzata e coordinata che comprima i tempi per avere autorizzazioni in tempi idonei.
È per questi motivi che è sceso in campo anche l’intero mondo della produzione e della trasformazione del pomodoro, per richiedere l’applicazione dell’art. 53 del reg. 1107/2009 per un uso eccezionale del metribuzin.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 5/2025
Sempre meno sostanze attive per la protezione del pomodoro
di Alessandro Piva
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