Rilanciare il mais, questione strategica per l’economia italiana

Granella di mais

Dopo il pessimo raccolto del 2022, con rese scese a 8,3 t/ha a causa della siccità, il buon andamento climatico del 2023 ha favorito la produzione di mais da granella, portando le rese medie a 10,7 t/ha, inferiori solo a quelle del 2020, quando superarono la soglia di 11 t/ha.

Ciò non si è però tradotto in un risultato produttivo altrettanto buono a causa del nuovo calo (–12%) delle superfici a coltura, scese per la prima volta in cento anni sotto la soglia del mezzo milione di ettari e quasi dimezzate rispetto all’inizio dello scorso decennio, evidenziando palesemente lo stato di sofferenza del comparto. Il raccolto stimato, sia pure in crescita del 14% rispetto al 2022, dovrebbe risultare pari a circa 5,3 milioni di tonnellate, inferiore di 3 milioni a quello del triennio 2012-2014 e intorno al livello di mezzo secolo fa.

Conseguentemente il grado di «sovranità alimentare» dovrebbe rimanere di poco superiore al 40%, dopo essere sceso sotto la soglia del 50% nel 2021, mentre era pari al 53% e al 70%, rispettivamente nella seconda e nella prima parte dello scorso decennio, tralasciando l’80 e il 90% della fine e dell’inizio del primo decennio del secolo, quando la produzione di mais era favorita dalla Pac.

La dipendenza dall’estero ha due aspetti critici: da un lato la disponibilità del prodotto, dall’altro il prezzo.

Se nella campagna commerciale 2022-2023 (da ottobre a settembre) ciò ha comportato un import netto di 6,7 milioni di tonnellate con una spesa prossima a 2 miliardi di euro, la campagna iniziata lo scorso ottobre dovrebbe rimanere intorno alle stesse quantità, anche per la necessità di rimpinguare scorte ridotte quasi al lumicino, mentre il costo, a magra consolazione, dovrebbe ridursi a 1,3 miliardi di euro grazie al calo dei prezzi di mercato.

È una situazione rischiosa, dipendente da andamenti climatici vicini e lontani e dall’evolversi di condizioni geopolitiche. Nell’ultima campagna, a fronte di un calo di circa 700.000 tonnellate dall’area danubiana, principale canale di rifornimento ma a corto di prodotto a causa della siccità, il fabbisogno è stato coperto grazie al raddoppio dell’import proveniente dall’Ucraina salito a 2 milioni di tonnellate nonostante la guerra; incrementi strategici a copertura delle scorte sono poi arrivati da Brasile e Sud Africa.

Sul versante prezzi, invece, la coperta è corta: con prezzi elevati la bolletta è salata, con prezzi bassi i redditi dei produttori nazionali, già precari, sono seriamente a rischio e ciò può portare a nuove riduzioni di superfici e produzioni.

La spesa per l’import di mais, soia e derivati è ormai oltre il livello di guardia: pari a 4,3 miliardi di euro nel 2022, equivalenti al 56% del valore della produzione di formaggi e salumi dop-igp, al 130% di quello delle loro esportazioni e al 92% dell’export complessivo di alimenti tipici; nei primi 10 mesi del 2023, rispetto allo stesso periodo del 2022, è risultata inferiore, ma solo di 350 milioni di euro.

Qualche proposta

Che fare? Una strada è quella di cercare di ridurre i costi, non solo quelli fiscali ed energetici, l’altra è quella di rilanciare la produttività in modo sostenibile, anche perché i rendimenti marginali degli input sono arrivati al capolinea.

Ambedue le strade sono percorribili solo con il veicolo dell’innovazione: persa quasi ogni speranza per gli ogm, in attesa che la questione TEA si sblocchi, ma i primi frutti si vedranno solo fra qualche anno, l’agricoltura 4.0 presenta evidenti economie di scala e per trarne effettivo beneficio qualcosa forse si può ottenere da nuove forme associative, come le reti di impresa, che consentono di coinvolgere imprese di diversi settori produttivi, aprendo possibilità interessanti su scala territoriale nella gestione delle risorse e dei dati.

Serve però un cambiamento nella Pac, non di rotta ma di metodo: si può, anzi si deve, andare verso una riduzione dell’impatto ambientale, non attraverso paletti, lacci e laccioli, ma incentivando l’adozione delle innovazioni volte anche a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Dario Frisio
Università di Milano

 

L’Opinione pubblicata su L’Informatore Agrario n. 6/2024

 

Speciale – Mais 2024

Lo Speciale Mais 2024: l’augurio è di una stagione normale pubblicato su L’Informatore Agrario n. 6/2024 contiene i seguenti articoli:

  • Scenario ribassista per il mais 2024 di H.Lavorano
  • Mais: adattare l’agrotecnica agli eventi meteo estremi di A. Reyneri, P. Colombatto
  • Micotossine nel mais 2023, contaminazioni nella norma di S. Locatelli, S. Mascheroni, G.F. Bigoni, A. Bossi, M. Carrara, H. Cassol, C. Lanzanova, N. Pecchioni
  • Ibridi innovativi di mais per le filiere alimentari di M. Blandino, L. Capo, R. Meloni, M. Scapino, C. Sardella, A. Pilati, A. Verderio, A. Peila

 

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