Cover crop: fondamentale valutarne i costi

Le cover crop (o colture di copertura) sono colture intercalari che occupano il terreno tra la fine di una coltura principale e l’inizio della successiva.
Si tratta di specie prettamente erbacee che non sono annoverate tra le cosiddette «colture da reddito» in quanto non vengono attuate per trarre una produzione utile, bensì per ottenere benefici di carattere agronomico e ambientale. Queste essenze sono inserite negli ordinamenti produttivi con lo scopo principale di mantenere il terreno coperto da vegetazione in periodi in cui esso rimarrebbe privo di ogni coltivazione e quindi soggetto a una serie di effetti deleteri per l’ambiente pedologico.

Alcune criticità delle cover crop

I limiti derivanti dall’adozione delle colture di copertura risiedono proprio nella loro natura. Infatti, trattandosi di colture dalle quali non si ricava un prodotto utile, l’aspetto più significativo è legato all’economicità dell’intervento.
L’incidenza dei costi per l’acquisto delle sementi, per le operazioni di preparazione del terreno e di semina e per la terminazione deve essere, quindi, contenuta. Un altro limite delle colture di copertura è relativo al raggiungimento dei risultati attesi che, spesso, si presentano particolarmente incerti.
Inoltre, un’ulteriore criticità delle cover crop si evidenzia nella possibilità che anche tali essenze possano subire danni da avversità biotiche e quindi, a causa dell’assenza di redditività, qualsiasi intervento di protezione fitosanitaria risulterebbe antieconomico.
Nel contempo, la soluzione di adottare specie vegetali rustiche può essere deleteria poiché, in caso di insuccesso della terminazione, la cover stessa si può comportare come infestante per la coltura principale. Analogamente le colture di copertura possono risultare dannose per la coltura da reddito fungendo da ospiti alternativi di specifici patogeni e parassiti.
In fase di terminazione, inoltre, la cattiva distribuzione della biomassa può essere d’ostacolo alla fuoriuscita delle plantule, causando ritardi nella partenza della coltura e fallanze, nonché intralciare il lavoro delle macchine operatrici.

Valutare l’economicità

La scelta della cover crop da impiegare va ponderata in funzione degli obiettivi da raggiungere, dell’organizzazione aziendale e del periodo utile per lo sviluppo della successiva coltura da reddito. È importante, pertanto, programmare gli itinerari tecnici per la coltivazione delle cover crop con la medesima cura e attenzione che si riserva alle colture da reddito, inclusa la valutazione degli aspetti economici.

Come si può notare nel grafico 1, prendendo in considerazione uno scenario aziendale di dimensioni medio-grandi, la lavorazione convenzionale risulta essere la tecnica più onerosa, seguita dalla minima lavorazione, dalla semina diretta (non sempre effettuabile) e dalla semina su sodo.
Quest’ultima tecnica, pertanto, rappresenta la soluzione più conveniente, anche se occorre considerare l’elevato valore a nuovo delle macchine operatrici utilizzate, spesso difficilmente ammortizzabile nel caso di aziende di piccole dimensioni. Riguardo alla fase di terminazione, l’approccio chimico è sicuramente il meno dispendioso per unità di superficie grazie al costo contenuto dei diserbanti e alla possibilità di utilizzare macchine operatrici a elevata capacità di lavoro.
Volendo applicare le modalità di terminazione meccanica, l’impiego dei rulli allettatori costituisce oggi una interessante alternativa. L’operazione di rullatura, infatti, si contraddistingue per un costo a ettaro contenuto legato al ridotto consumo di combustibile, alla buona capacità di lavoro e a un minor costo della macchina operatrice rispetto ad altre impiegate per la terminazione meccanica.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 27/2021
Scegliere la corretta agrotecnica per coltivare bene le cover crop
Di A. Calcante, D. Manenti, E. Naldi, R. Oberti
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