Redditività a rischio per il pomodoro 2026

pomodoro da industria

L’accordo quadro del 27 marzo scorso per il pomodoro da industria del Nord Italia fissa le regole contrattuali della campagna. Il prezzo pattuito è di 137 euro/t franco partenza azienda, cifra che include i servizi e le premialità legate ai tempi di raccolta; il valore netto per la parte agricola si ferma a 134 euro/t.

La filiera registra così un calo per il terzo anno consecutivo: dai 150 euro/t del 2024, ai 142,5 del 2025, fino all’attuale quotazione.

Ritardo estremo

È un accordo arrivato in estremo ritardo, praticamente al momento del trapianto delle piantine in campo. L’incremento delle superfici investite quest’anno e l’eccesso di offerta, hanno inciso sul confronto negoziale e rafforzato la posizione della parte industriale.

Prezzo in calo ma costi in crescita

Si delinea così un mix micidiale di un prezzo che scende e di costi che lievitano, alimentati anche dalle tensioni geopolitiche internazionali. «Bisogna tenere conto che Ismea, già due anni fa, calcolava un costo di produzione del pomodoro di 10.700 euro/ha. Il che significa che, per pareggiare i costi di coltivazione, sarebbe necessaria una produzione di 80-85 t/ha con un prezzo di 138 euro/t. E rispetto a due anni fa i costi sono aumentati», osserva Corrado Ferrari (Confagricoltura Lombardia).

«La voce carburante, che è lievitata, incide molto, specialmente per una coltura completamente meccanizzata come il pomodoro ‒ spiega Lorenzo Catellani, neopresidente di Cia Emilia‑Romagna ‒ anche i costi delle concimazioni pesano e calcoliamo che l’aumento delle spese, in generale, supererà l’8% rispetto al 2025. Il solo costo dell’urea è raddoppiato».

E non vanno dimenticate le restrizioni sull’uso dei principi attivi fitosanitari essenziali per la difesa della coltura. «La filiera ‒ annota Alberto Pelletta (Confagricoltura Alessandria) ‒ sconta la mancanza di un meccanismo di indicizzazione del prezzo che tuteli i produttori dalle impennate dei fattori produttivi».

Al Centro-Sud filiera in stallo

Mentre al Nord la campagna ha le sue regole, il bacino del Centro- Sud è in profonda impasse. Ad aprile inoltrato manca ancora l’assemblea dell’Organizzazione interporfessionale (Oi) e la trattativa per il prezzo non è mai partita, generando una situazione operativa ormai ingestibile, che la stessa industria di trasformazione sollecita a risolvere al più presto.
La crisi è nata dalla mancata definizione dell’erga omnes e dall’uscita di un folto gruppo di Organizzazioni di produttori (Op) foggiane: una frattura sfociata nell’azzeramento dei vertici dell’Oi e nelle dimissioni del presidente Guglielmo Vaccaro. L’accordo al Nord potrebbe ora sbloccare un confronto che parte in salita.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 10/2026
Redditività a rischio per il pomodoro 2026
di Gaetano Menna
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