L’accordo quadro del 27 marzo scorso per il pomodoro da industria del Nord Italia fissa le regole contrattuali della campagna. Il prezzo pattuito è di 137 euro/t franco partenza azienda, cifra che include i servizi e le premialità legate ai tempi di raccolta; il valore netto per la parte agricola si ferma a 134 euro/t.
La filiera registra così un calo per il terzo anno consecutivo: dai 150 euro/t del 2024, ai 142,5 del 2025, fino all’attuale quotazione.
Ritardo estremo
È un accordo arrivato in estremo ritardo, praticamente al momento del trapianto delle piantine in campo. L’incremento delle superfici investite quest’anno e l’eccesso di offerta, hanno inciso sul confronto negoziale e rafforzato la posizione della parte industriale.
Prezzo in calo ma costi in crescita
Si delinea così un mix micidiale di un prezzo che scende e di costi che lievitano, alimentati anche dalle tensioni geopolitiche internazionali. «Bisogna tenere conto che Ismea, già due anni fa, calcolava un costo di produzione del pomodoro di 10.700 euro/ha. Il che significa che, per pareggiare i costi di coltivazione, sarebbe necessaria una produzione di 80-85 t/ha con un prezzo di 138 euro/t. E rispetto a due anni fa i costi sono aumentati», osserva Corrado Ferrari (Confagricoltura Lombardia).
«La voce carburante, che è lievitata, incide molto, specialmente per una coltura completamente meccanizzata come il pomodoro ‒ spiega Lorenzo Catellani, neopresidente di Cia Emilia‑Romagna ‒ anche i costi delle concimazioni pesano e calcoliamo che l’aumento delle spese, in generale, supererà l’8% rispetto al 2025. Il solo costo dell’urea è raddoppiato».
E non vanno dimenticate le restrizioni sull’uso dei principi attivi fitosanitari essenziali per la difesa della coltura. «La filiera ‒ annota Alberto Pelletta (Confagricoltura Alessandria) ‒ sconta la mancanza di un meccanismo di indicizzazione del prezzo che tuteli i produttori dalle impennate dei fattori produttivi».
Al Centro-Sud filiera in stallo
Mentre al Nord la campagna ha le sue regole, il bacino del Centro- Sud è in profonda impasse. Ad aprile inoltrato manca ancora l’assemblea dell’Organizzazione interporfessionale (Oi) e la trattativa per il prezzo non è mai partita, generando una situazione operativa ormai ingestibile, che la stessa industria di trasformazione sollecita a risolvere al più presto.
La crisi è nata dalla mancata definizione dell’erga omnes e dall’uscita di un folto gruppo di Organizzazioni di produttori (Op) foggiane: una frattura sfociata nell’azzeramento dei vertici dell’Oi e nelle dimissioni del presidente Guglielmo Vaccaro. L’accordo al Nord potrebbe ora sbloccare un confronto che parte in salita.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 10/2026
Redditività a rischio per il pomodoro 2026
di Gaetano Menna
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