A Fieragricola 2026 (4-7 febbraio) l’olivicoltura ha ragionato sul suo futuro partendo dalle criticità del presente attraverso due appuntamenti promossi dal progetto Oliveto Smart, finanziato dal Csr 2023-2027 della Regione Veneto a beneficio di Edizioni L’Informatore Agrario, capofila, Università di Padova, Aipo (Associazione interregionale produttori olivicoli) e Codive (Consorzio difesa Verona). Gli workshop hanno acceso il dibattito su come tecnologia, ricerca scientifica e nuove strategie agronomiche possano offrire risposte concrete alle sfide poste dal cambiamento climatico e dalla crescente esigenza di sostenibilità e competitività delle imprese olivicole.
Agrotecniche e tecnologie per migliorare le rese e la qualità dell’olio
Nel corso del primo incontro, svoltosi mercoledì 4 febbraio, Enzo Gambin, direttore di Aipo, ha richiamato l’attenzione sull’importanza delle agrotecniche e delle soluzioni tecnologiche avanzate come leva strategica per migliorare rese e qualità dell’olivo. Il workshop ha messo al centro una visione moderna della gestione dell’oliveto, nella quale pratiche agronomiche evolute, corretta potatura, irrigazione di precisione e strumenti digitali diventano elementi chiave per ottimizzare la produzione e valorizzare la qualità dell’olio, senza perdere di vista sostenibilità ambientale e tenuta economica delle aziende. Un approccio integrato che punta a rendere l’olivicoltura più efficiente e competitiva in un contesto produttivo sempre più complesso.
Fisiologia e stato fitosanitario dell’olivo nel nuovo contesto climatico
Il secondo appuntamento di sabato 7 febbraio ha spostato il focus sugli effetti del clima che cambia. Silverio Pachioli, agronomo e fitopatologo, ha affrontato il tema della fisiologia e dello stato fitosanitario dell’olivo nel nuovo scenario climatico, sottolineando come le condizioni estreme registrate negli ultimi anni siano direttamente responsabili dei cali di resa e di qualità osservati in diversi areali olivicoli italiani. Gli stress climatici incidono sui processi fisiologici della pianta lungo tutto il ciclo produttivo, dalla differenziazione delle gemme alla fioritura, dall’allegagione fino alla crescita delle drupe, e si riflettono anche sul piano biochimico, con risposte differenti a seconda delle cultivar. A questi aspetti si aggiunge l’impatto del clima sulle principali avversità dell’olivo, a partire dalla mosca, che rende necessario ripensare e adattare le strategie di difesa fitosanitaria al nuovo contesto ambientale.
Presentazione degli obiettivi del progetto
Ad arricchire entrambi i workshop è stato il contributo dei ricercatori dell’Università di Padova, Paolo Tarolli, Giulia Zuecco e Aurora Ghirardelli, che hanno illustrato obiettivi e contenuti del progetto Oliveto Smart. Il progetto si propone di studiare in modo sistematico gli effetti del cambiamento climatico e dell’aumento degli eventi estremi sull’olivicoltura, puntando su sistemi di monitoraggio avanzati, sensoristica di campo e da remoto e strumenti digitali in grado di supportare le decisioni agronomiche. Particolare attenzione è dedicata alla gestione della risorsa idrica, del suolo e della biodiversità dell’agroecosistema oliveto, con l’obiettivo di aumentare la resilienza delle aziende e garantire produzioni di qualità anche in condizioni climatiche sempre più instabili.
I due appuntamenti di Fieragricola 2026 hanno così confermato Oliveto Smart come un progetto capace di fare da ponte tra ricerca e pratica agricola, offrendo agli olivicoltori strumenti concreti per affrontare le sfide del presente e costruire un futuro più sostenibile per l’olivicoltura italiana.
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