Nuove varietà e alta qualità per il futuro dell’actinidia

actinidieto

La coltivazione di actinidia in Italia ha interessato nel 2019 una superficie di 26.500 ettari, di cui 24.800 in produzione. Su base quinquennale gli investimenti complessivi sono aumentati del 3,5% circa, ma nel 2019 sono diminuiti di circa un punto percentuale, rispetto al 2018. La dinamica permane comunque positiva, soprattutto al confronto con le altre principali specie frutticole del Paese che, al contrario, segnano di anno in anno flessioni più o meno rilevanti.
Preoccupa, tuttavia, il dato relativo alle superfici in allevamento che, invece, sono passate da 2.100 a 1.700 ha nel periodo 2015-2019 (–18%), evidenziando pertanto un progressivo invecchiamento degli impianti.

Il contesto produttivo internazionale

Per l’Italia, quella ormai in via di conclusione è la terza campagna consecutiva caratterizzata da volumi produttivi decisamente bassi, circa 370.000 t, contro un potenziale di 5-600.000 t che, tuttavia, è stato raggiunto per l’ultima volta nel 2015.
Gli effetti delle perduranti patologie e delle avversità climatiche stanno determinando una progressiva perdita di peso dell’offerta italiana nel quadro produttivo dell’emisfero settentrionale e, in particolare, dell’Unione europea, che costituisce la principale arena competitiva per il nostro Paese.

Di questo calo è la Grecia ad approfittarne sempre più: l’offerta del Paese ellenico è valutata attorno a 230.000 t, un volume destinato sicuramente a crescere nell’immediato futuro per via dei numerosi impianti che devono ancora entrare in piena produzione. Permangono, invece, stabili e piuttosto contenute le produzioni degli altri Paesi europei.


Gli scambi commerciali

Il commercio internazionale di actinidia si mantiene molto sostenuto, con il coinvolgimento di volumi annui compresi fra 1,5 e 1,7 milioni di tonnellate, cioè oltre l’80% della produzione mondiale, Cina esclusa.
Per l’Italia, la minor disponibilità di prodotto sta riflettendosi in minori flussi di esportazione, scesi attorno a 300.000 t nel biennio 2017-2019, dopo aver registrato un picco storico di oltre 400.000 t nella campagna 2015/2016. Gli spazi liberati dal prodotto italiano vengono rapidamente riempiti in particolar modo dalla Grecia, il cui export in pochi anni è passato da 100.000 fino a oltre 150.000 t. Per la campagna in corso è ormai prevedibile un nuovo record dell’export greco che a gennaio contava una crescita del 40%, a parità di periodo, rispetto all’anno scorso, contro una perdita del 20% per l’Italia.
L’export greco, fino a pochi anni fa presente soprattutto nelle prime fasi della campagna, ha sensibilmente aumentato la sua permanenza sul mercato, anche se la disponibilità rimane più breve rispetto al prodotto italiano, che può così godere generalmente di una positiva fase finale di campagna.

Prodotti top di gamma e più marketing

In virtù dei prezzi spuntati, appare evidente come nelle aree che vantano livelli di costo più contenuti, come il Centro-Sud Italia o ancora di più la Grecia, che si colloca poco sotto le aree italiane più competitive, la coltura permetta un buon margine di redditività nonché di tenuta alle avversità. Viceversa, nelle aree meno produttive o alle prese con le citate patologie, la situazione è sicuramente più preoccupante, pur restando migliore di quella che stanno vivendo altre rilevanti referenze frutticole.

Una migliore marginalità si continua a rilevare per le cultivar a polpa gialla, sebbene si registri una tendenza flettente dei prezzi rispetto alla netta premialità che erano in grado di assicurare fino a pochi anni fa.

È sicuramente il momento di provare altre tipologie di actinidia che la ricerca ha messo o sta mettendo a disposizione (polpa rossa, polpa bianca, mini kiwi), anche se è da valutare attentamente l’adattabilità e le opportunità di collocamento sul mercato.

Ancora più importante, soprattutto per il segmento dei frutti a polpa verde, è il ruolo della ricerca nel proporre varietà resistenti alle patologie emergenti della specie, oltre che più produttive.

Per le aree che scontano maggiori costi di produzione, permane imprescindibile la strada della differenziazione del prodotto, con la creazione di marchi e linee produttive top di gamma che consentano una maggior remunerazione rispetto al prodotto di massa,

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 20/2020
Nuove varietà e alta qualità per il futuro dell’actinidia
di A. Palmieri
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