Ciliegio, coltura sostenibile ma con poca innovazione

Il 65% dei ciliegeti italiani è situato in Puglia, con superfici medie aziendali di 1 ettaro circa.
Tale polverizzazione rende difficile impiegare le innovazioni disponibili, sia a livello varietale sia impiantistico. Una soluzione potrebbe arrivare dal vaso multiasse, di facile adozione ma con vantaggi immediati, in primis di incremento produttivo.

La prassi tradizionale

Nella pratica tradizionale, le piante di ciliegio erano innestate direttamente in campo su portinnesti di Magaleppo messi a dimora una o due stagioni prima. Questo era giustificato dalla necessità di sfuggire ai periodi siccitosi primaverili-estivi con relativa scarsa crescita vegetativa, ma di assicurare buoni attecchimenti. Si dava così la possibilità alla pianta di dotarsi di un ampio apparato radicale per poi impostarla con un’impalcatura quanto più possibile aperta, che assicurasse buona produttività.
Per non gravare di frutti le giovani piante e per contenere la naturale acrotonia ed elevata dominanza apicale del ciliegio, si era soliti intervenire nei primi anni di allevamento con tagli di raccorciamento invernale dei rami di un anno.
Oggi con gli interventi di fertirrigazione si facilita un surplus di vigoria che, unito a un sistema di allevamento che privilegiava il vigore, rende le piante sbilanciate verso la fase vegetativa (foglie) piuttosto che produttiva (frutti).

Allevamento a multiasse

La gestione della chioma è uno dei campi meno esplorati dall’innovazione nel contesto cerasicolo pugliese e su cui invece si potrebbe lavorare molto e bene. Uno dei principali obiettivi da raggiungere è quello di un anticipo dell’entrata in produzione delle nuove varietà caratterizzate dalle qualità pomologiche – calibro, croccantezza della polpa, dolcezza – richieste dal mercato, abbreviando il periodo improduttivo e iniziando ad avere una prima, seppur minima, produzione già alla 3a foglia.

Con l’adozione del vaso multiasse si è riusciti nell’intento di riequilibrare la vigoria mantenendo produttive anche le parti basse e interne dell’albero, incrementando il numero di dardi/pianta, e di conseguenza il suo potenziale produttivo.

Il vaso multiasse, avendo più assi concorrenti, canalizza in diverse direzioni il vigore della pianta senza compromettere l’aspetto della produttività. Gli assi sono caratterizzati dal fatto di essere rivestiti da cima a fondo di dardi, a differenza di quanto accade nelle piante potate tradizionalmente, dove i ripetuti tagli degli apici vegetativi determinano la mancata formazione dei dardi o il disseccamento degli stessi nelle porzioni di branca al di sotto del taglio.

Non prevedendo alcuna cimatura nella fase di allevamento, gli assi mantengono la loro flessibilità, rendendo così possibile la raccolta da terra anche di piante alte 3,5-4 metri, talvolta con l’ausilio di corte scale.
Pur utilizzando un portinnesto vigoroso come il Magaleppo, l’allevamento a vaso multiasse ha permesso di contenere il volume della chioma rispetto al vaso tradizionale, rendendo così possibile la copertura con reti e teli per la protezione dal vento e dai danni da pioggia e grandine.

Ciliegi Ferrovia in fioritura allevati a vaso multiasse

L’adozione di questo sistema di allevamento rappresenta sicuramente una novità per il comprensorio pugliese, innanzitutto per il suo differente approccio nella fase di allevamento delle piante.
Esso potrebbe dare nuovo slancio al settore per la facilità di esecuzione e la semplicità di gestione, che porta con sé innumerevoli vantaggi, come quello di garantire la sicurezza degli operatori nelle differenti operazioni colturali, dalla potatura alla raccolta.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 32/2022
Ciliegio, coltura sostenibile ma con poca innovazione
di L. Catalano, L. Laghezza, C. Gentile, D. Digiaro, D. Netti
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