Il 14 gennaio scorso si è tenuta la riunione del Tavolo olivicolo presieduta dal sottosegretario Patrizio La Pietra, il quale ha annunciato che, dopo mesi di confronto, è pronto il Piano olivicolo nazionale (Pon) 2026-2031. Inoltre, una relazione della Corte dei conti europea ha evidenziato gravi carenze nei sistemi di controllo dell’olio d’oliva nell’UE.

La notizia arriva in un momento di forte attenzione politica verso l’olio extravergine e apre prospettive di rilancio strutturale.
Il 13 gennaio poi, c’è stato un incontro al Senato sull’evo, promosso dalla senatrice Gisella Naturale (M5S); la stessa recentemente ha presentato a Palazzo Madama il ddl 1546 su sviluppo e competitività del settore olivicolo.
Nell’articolo completo l’intervista al vicepresidente di Cia-Agricoltori italiani e presidente di Italia olivicola, Gennaro Sicolo.
Presidente Sicolo, il sottosegretario La Pietra ha dichiarato che, con il Pon, si chiude finalmente l’era degli interventi episodici.
La Pietra sta facendo un ottimo lavoro. Il Pon è un passo decisivo, il primo dopo tanti anni, verso un rilancio strutturale nazionale del settore olivicolo, frutto del confronto.
La sfida ora è la concretezza: dobbiamo trasformare le intenzioni in azioni, per aumentare la produttività, favorire l’aggregazione, rafforzare l’innovazione e affermarci sui mercati mondiali. Serve educare il consumatore e potenziare i controlli per stroncare le frodi e per introdurre meccanismi «anti-speculazione».
A proposito delle speculazioni, quali sono i principali ostacoli che minano il riconoscimento economico dell’extravergine?
Ci sono due problemi enormi da affrontare. Il primo riguarda la tendenza dei grandi player mondiali dell’olio di massificare il prodotto, per massimizzare i profitti, sacrificando la qualità e non riconoscendo il giusto valore all’olio extravergine d’oliva italiano. Il secondo problema da affrontare riguarda il rispetto e la reciprocità delle regole e degli standard produttivi: dobbiamo difendere il nostro olio dalla concorrenza sleale di chi produce senza rispettare i nostri standard di sicurezza e di lavoro.
L’accordo Mercosur peggiorerà la situazione? Tra l’altro, la Corte dei Conti UE denuncia controlli inefficaci.
Con il Mercosur i rischi aumenteranno; il libero mercato non può essere una giungla dove prevale chi sfrutta le disparità normative; l’agricoltura appartiene ai territori, non può essere svenduta alle multinazionali. La Corte europea ha ragione: servono controlli più severi, soprattutto sulle «miscelazioni».
È favorevole alla proposta di obbligare alla registrazione delle contrattazioni sul portale Sian per garantire la trasparenza sui prezzi?
Siamo favorevoli a ogni strumento che aumenti la trasparenza e la tracciabilità, e riconosca il giusto valore agli agricoltori, il primo anello della filiera. Tuttavia, bisogna evitare nuovi oneri burocratici: mentre i grandi player operano liberamente, i produttori sono già soffocati da carte, adempimenti e procedure eccessivamente complicate.
Come valuta il disegno di legge della senatrice Naturale e l’attuale attenzione bipartisan verso il comparto olivicolo?
Le linee direttrici delineate dalla proposta di legge, in favore dello sviluppo e della difesa dell’olivicoltura italiana, sono in massima parte condivisibili. È fondamentale che tutto il Parlamento riconosca l’olivicoltura come asset strategico per crescita, ricambio generazionale e difesa del territorio.
Quale valore aggiunto possono dare al settore olivicolo-oleario la proclamazione della Cucina Italiana a patrimonio Unesco e la proposta di un marchio «Olio evo 100% italiano di alta qualità»?
Il riconoscimento alla Cucina Italiana premia, prima di tutto, il sacrificio e la genialità dei nostri agricoltori. La proposta del marchio «Olio evo di alta qualità» si inserisce nel solco delle tante iniziative che Cia-Agricoltori italiani e Italia olivicola, assieme a tutti i principali attori dell’olivicoltura italiana, stanno portando avanti da anni. L’obiettivo è uno soltanto: fare in modo che il grande patrimonio olivicolo-oleario italiano continui a prosperare per il bene di tutto il Paese.
Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 2/2025
Al via il Piano olivicolo nazionale
di G. Menna
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