Anche i mercati agricoli sconvolti dalla guerra

In questi giorni qualcuno ha scritto che esiste un mondo prima del 23 febbraio 2022 e un altro dopo questa data. È così.

L’invasione russa in Ucraina sta colpendo molti settori economici, in particolare quello più delicato, che è l’energia, ma in generale tutti i mercati finanziari e delle materie prime sono in fortissima fibrillazione. Non può fare eccezione il mercato globale dei cereali e dei semi oleosi, fosse solo per l’importanza delle due parti in conflitto: Russia e Ucraina.

Alcuni numeri rendono più chiara la situazione, e anche le possibili minacce che incombono sul mercato globale.

L’Ucraina è il terzo Paese esportatore di cereali a livello mondiale dietro gli USA e l’Argentina, con un volume nel periodo gennaio-novembre 2021 di circa 45 milioni di tonnellate di cereali, tra cui 19,8 milioni di mai,. Seguono 18,9 milioni di tonnellate di frumento e 5,4 milioni di orzo. Per l’Italia il problema è soprattutto il mais: dall’Ucraina abbiamo importato, nei primi 10 mesi del 2021, circa 466.000 t di merce.

La Russia nello stesso periodo ha esportato nel mondo oltre 32,4 milioni di tonnellate di cereali dei quali 24,5 milioni di frumento tenero. L’Italia non importa frumento duro da questi Paesi, per cui la filiera grano duro-pasta non sarà direttamente colpita dal conflitto.

I rischi futuri nascono piuttosto dalla volatilità dei mercati internazionali, come si è visto negli ultimi giorni, e dalle prospettive di semina primaverile in Ucraina.
La volatilità dei prezzi è un fenomeno che rende difficile alle imprese pianificare le proprie decisioni produttive e commerciali. Cosa sta succedendo in questi giorni è rappresentato dalle quotazioni del futures Matif con scadenza marzo 2022 per il frumento tenero. Giovedì 24 febbraio il prezzo è schizzato in alto dopo la notizia dell’invasione (da 285 a 345 euro/t in una seduta!), per poi scendere nuovamente a livelli ragionevoli a cavallo del fine settimana. Lunedì 28 febbraio il Matif ha chiuso a 321,50 euro/t.

L’altra preoccupazione deriva dalla possibile disponibilità di cereali e semi oleosi provenienti in generale dal Mar Nero: ci sarà nei prossimi mesi o anni un embargo sulle esportazioni russe? In queste condizioni di guerra, le imprese agricole ucraine riusciranno a seminare le colture primaverili (mais e girasole)?

Sono tutti quesiti ai quali per ora non c’è risposta.

 

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 8/2022
Cereali e semi oleosi nella bufera
di H. LavoranoL’articolo completo è disponibile per gli abbonati anche su Rivista Digitale